Blitz anti no tav arresti per gli scontri di Chiomonte

Operazione coordinata dalla procura di Torino che ha portato sin ad ora all’arresto di militanti del movimento No Tav coinvolti negli incidenti avvenuti a Chiomonte dalla notte del 23 maggio fino all’8 dicembre. I reati contestati sono lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale per gli incidenti nel quale rimasero feriti oltre 200 uomini delle forze dell’ordine e decine di manifestanti.

26 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 1 persona ai domiciliari, 15 obblighi di dimora. Questi i provvedimenti di un blitz cominciato all’alba per gli incidenti al cantiere Tav. A distanza di sei mesi la magistratura presenta dunque il conto per i violenti scontri del 3 luglio in Valsusa, quando centinaia di militanti No Tav assalirono le forze dell’ordine che presidiavano il cantiere dell’Alta velocità Torino-Lione. I nomi delle persone coinvolte, tutte accusate di aver preso parte direttamente alle violenze, sono di un certo spessore nell’area antagonista. Colpiti i vertici del movimento No Tav in Valsusa e a Torino, per alcuni c’è anche l’accusa di associazione a delinquere. In carcere esponenti dell’area dei Corsari di Milano, arresti anche in Toscana, Liguria, Emilia Romagna. Colpito il centro sociale torinese Askatasuna, considerato il braccio operativo del movimento No Tav.

L’operazione coordinata dai pm Manuela Pedrotta e Giuseppe Ferrando e sotto la supervisione del procuratore capo Giancarlo Caselli nasce in seguito alle indagini svolte dalla Digos di Torino, che attraverso l’uso di sofiscate tecnologie informatiche, ha ricostruito l’identità di chi ha partecipato attivamente agli scontri con le forze dell’ordine.

L’operazione si è svolta a Torino, in Valsusa e in alcune città del Nord Est e della Lombardia e in altre regioni italiane. L’inchiesta si è estesa anche a simpatizzanti residenti in altri paesi europei.

Nell’elenco delle persone oggetto di provvedimenti da parte dell’autorità giudiziaria figurano nomi che faranno molto discutere. Come Paolo Maurizio Ferrari, ex terrorista italiano appartenuto alle Brigate rosse. Mai pentito, mai dissociato, considerato l’ultimo degli irriducibili, aveva finito di scontare la pena nel 2004, dopo trent’anni di detenzione. Avrebbe partecipato in maniera attiva agli scontri del 3 luglio. Un altro personaggio di spicco coinvolto è Giorgio Rossetto, 52 anni, leader storico del centro sociale Askatasuna.

Redazione

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