Italia un paese messo in croce

E’ uno di quei giorni in cui tutto si rallenta perfino il respirare, nell’aria frizzantina di questo ottobre dalle vesti primaverili c’è un qualcosa anche se indefinita che opprime l’animo lasciando poco spazio al sorriso.

La radio trasmette le canzoni degli anni ’60 e immancabilmente si presenta all’uscio la nostalgia di un tempo sereno, un tempo di tante cose, ma più di tutto con quella voglia di vivere e di crescere in fretta accompagnata da un sano ottimismo.

Esattamente il contrario di oggi che è solo “sofferenza” anticipatamente annunciata. La sofferenza fine a se stessa non esiste, ma è sicuramente assenza, oppure la distanza che separa un nostro desiderio dalla sua realizzazione. Più una cosa è desiderata  è più la sua perdita sarà dura da sopportarsi, come il dolore che abbiamo noi dentro per la perdita del desiderio di sorridere e di essere ottimisti.

Individualmente ognuno di noi ha diversi gradi dell’aspettativa, della gioia, della sofferenza e quindi ciò che può appena scalfire l’animo di qualcuno per un altro sarà una ferita quasi a morte. Ma è il vissuto che ci portiamo dentro, vicino o lontano che sia a stabilire il grado di sensibilità a soffrire e il dolore aiuta a crescere.

Noi italiani il dolore lo conosciamo bene, specialmente quello inteso come tassa e specialmente ora che stanno già stringendoci la cinta dei pantaloni; chissà come sarà modificata la nostra vita e, mi chiedo se sia giusto consegnarla nelle mani di gente ai quali proprio non gliene frega niente.

Mi viene in mente la “ Repubblica” di Platone e mi viene male solamente di ammettere a me stesso quanto “coglioni” siamo.

Ci sta bene e non dovremmo lamentarcene, perché quella gente là in alto non vi è giunta dal cielo, ma perché qualcuno ha votato a favore o per clientelismo, o per corrente politica, insomma comunque siano andate le cose rimane il fatto che noi non stiamo proprio bene.

Ma non c’è neppure una compensazione che equilibra gli estremi dentro noi, non siamo riusciti ancora a creare degli anticorpi da usare come un meccanismo di difesa sia fisica che psichica in grado di preservarci dal dolore quando veniamo regolarmente “ inchiappettati a dovere”.

Io spero  che questo dolore che abbiamo dentro venga consolato dall’arrivo d’una felicità prossima, purché non sia né provvisoria né relativa, ma certa.

Ecco quello che a noi manca è la certezza! La certezza di un futuro e di una felicità interiore che ci faccia nuovamente sorridere.

Speriamo bene!

Redazione

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