Saro, Amato, Santini, Lauro, Del Pennino e soci per un numero di dieci parlamentari. Rappresentano la nuova fronda pidiellina pronta ad invocare le dimissioni del Premier. Tra loro anche Dini e Urbani. Non Pisanu che smentisce categoricamente il suo appoggio all’iniziativa.
“Le misure che ci chiede Bruxelles – spiega uno dei frondisti – sono molto impegnative, questo governo non è in grado di attuare i provvedimenti di cui ha parlato il presidente del Consiglio”. “Proprio per questo motivo si sta ragionando – riferisce un altro senatore -sulla necessità di coinvolgere altre forze moderate, si sta riflettendo “sulla possibilità di arrivare ad una maggiore coesione in Parlamento e fuori dalle Aule”.
Niente elezioni anticipate bensì un governo post berlusconiano con l’allargamento della maggioranza. Stesso concetto già espresso dai deputati Sardelli, Milo, Gava e Destro. Ma pure tra gli scajoliani c’è chi avverte la necessità di svoltare pagina. “La crisi – dice Roberto Antonione – non ci permette più di perdere tempo. Occorre aprire ad una nuova fase e costruire poi una coalizione per giocarci la partita delle prossime elezioni”.
Ma il tempo sta scadendo, la finestra per formare un governo tecnico sta per chiudersi. “Restano pochissimi giorni – li ha avvertiti Casini – poi le elezioni saranno ineludibili”.
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