Il Sud e la Sicilia da sempre sono laboratorio politico e forte bacino elettorale. Palermo poi rappresenta una delle realtà più in vista al pari di Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Roma naturalmente. Con in più il fattore malavitoso che è insito nel dna meridionale.
Palermo prova a cambiare tutto per non cambiare niente. E nella prossima primavera in campo ci saranno sicuramente facce nuove, facce giovani, ma pur sempre da pupari faranno i vecchi della politica. E sopratutto gli interessi della politica “affarista”. Il tutto in un clima di divisioni e frazionamenti. L’Mpa di Lombardo ed il Grande Sud di Miccichè che vuole far pesare il 6,5% conquistato alle elezioni molisane. E ancora l’Udc che una volta qui con Cuffaro la faceva da padrone. E poi quel che rimane di FLI. Ed il PdL che in Parlamento ha uomini che contano e vogliono ancora contare. Per passare al versante opposto con il Pd, l’Idv, Sel e quanti altri. Con i comunisti e gli eredi dei comunisti che nell’Isola come nel continente non riescono a trovare la quadra e l’identità.
In mezzo al guado Palermo che non certo si appassiona su Rita Borsellino si o no, su Leoluca Orlando candidato sindaco o no. Palermo non gradisce la “confusione” tra Pd e Terzo Polo. Le indecisioni, le ambiguità, chi tira di qua, chi tira più in là. Palermo è lo specchio dell’Italia allo sbando, senza più riferimenti.
Ed in tempo di instabilità continua a vincere il vecchio “divide et impera”.
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