Categories: Cronaca

Berlusconi non si ricandida nel 2013 si attende solo l’annuncio

Meglio un partito “de-berlusconizzato”, meglio un semplice partito moderato, con il volto giovane di Angelino Alfano e una squadra di dirigenti che raccolga il lascito ideale del suo fondatore, ma eliminando al momento qualsiasi collegamento con la persona. Meglio ancora se nel quadro rassicurante del popolarismo europeo. Il PdL senza il nome del fondatore vale molto di più di quanto quota oggi nei sondaggi dei vari istituti. Nonostante le inchieste, i processi, le intercettazioni, gli squarci sulla vita privata del premier, il partito non è crollato, viaggia ancora fra il 26% e il 27%. Ma c’è di più. I numeri che ad Arcore sono arrivati dicono che questo zoccolo duro è destinato a crescere se abbinato a una sapiente operazione di “cancellazione” dei riferimenti diretti a Berlusconi. È stato lo stesso premier a dire che al momento i voti dei moderati, tanti voti del PdL, sono “soltanto congelati”. Esiste però anche chi voterebbe per lui a prescindere, senza se e senza ma, stimato intorno al 15% tant’è che il sondaggio che in queste ore stiamo proponendo propone, in caso di elezioni anticipate, il nome del partito insieme al suo leader di riferimento e per il PdL quello del Cavaliere.  La tentazione sarebbe di abbinare alle prossime elezioni una lista più piccola, “personale”, a favore del Cavaliere. Anche se in tanti pensano che l’eventuale sdoppiamento dell’offerta possa non essere affatto virtuoso, togliendo al partito più voti di quanti ne porterebbe alla coalizione. Di certo il Premier non vede l’ora di dire ufficialmente che non sarà più candidato. E dirlo in televisione, davanti agli italiani. “Aspetto il momento più opportuno”, lo diceva ai suoi collaboratori. E l’annuncio sarà in grande stile, davanti il piccolo schermo. In tv il capo del governo vuole tornare quando avrà qualcosa di concreto da comunicare, dunque probabilmente dopo il varo del decreto per lo sviluppo. Prima di quella data, ed è quello che gli consiglia il suo staff, apparirebbe più il profilo dell’uomo che ha guai con la giustizia e la sua vita privata, meno quello del presidente del Consiglio. Un rischio assolutamente da evitare, fondato sugli stessi argomenti per cui è più opportuno immaginare un partito non solo in grado di camminare sulle sue gambe, ma di farlo più velocemente senza un’eredità troppo schiacciata sulla figura del Premier.

Redazione

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