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Omicidio Agresta, l’appartamento degli abusi

Nuovi torbidi ed inquietanti particolari emergono sull’omicidio di Francesca Agresta, assassinata da Giovanni Ruggiero, 83 anni, padre naturale della vittima e reo confesso, il tre luglio scorso nella pineta del Sant’Elia a Palmi nel Reggino. Gli avvocati difensori dell’uomo – Sergio Contestabile e Manuela Strangi – hanno invocato gli arresti ospedalieri. Il tutto mentre la Procura di Palmi ha firmato il secondo ordine di custodia cautelare. I magistrati ipotizzano nei confronti dell’assassino l’accusa di “atti sessuali” sulla figlia, integrando così il movente che ha fatto scattare l’omicidio. A questo punto gli impulsi che hanno scatenato la decisione di uccidere Francesca vanno riletti alla luce di un rapporto scabroso, ben più oscuro e aggrovigliato. Uno scenario che Ruggiero ha respinto, negando qualunque approccio morboso con la vittima. Gli inquirenti, però, hanno allargato la ricostruzione dei rapporti tra padre e figlia (non riconosciuta), tra Ruggiero e la famiglia della ragazza uccisa. Sono stati proprio alcuni parenti di Francesca – in particolare una cugina – a confermare gli incontri a sfondo sessuale, indicando anche un piccolo appartamento nel quale l’uomo avrebbe sfogato i suoi istinti perversi. Ma chi sapeva e perché taceva, chi conosceva i segreti torbidi del rapporto e chi – eventualmente – ha ricevuto piccoli regali da Ruggiero. Dal canto suo Ruggiero ha raccontato di aver “preferito mantenere il riserbo sulla mia relazione extraconiugale e sulla paternità della ragazza, al fine di evitare ripercussione sulla mia famiglia legittima. Ho sempre fronteggiato le loro esigenze economiche, specie dopo la morte del marito, consegnando loro, in diverse occasioni, considerevoli somme di denaro, utilizzate per rilevare quote di un’attività commerciale nella città di Treviso, poi vendute. Oltre che per acquistare beni di rilevante valore economico, come autovetture di grossa cilindrata”. Nell’avallare il primo ordine di custodia cautelare il gip ha sottolineato due punti fermi delle accuse: “Crudeltà e premeditazione”. Di certo negli ultimi tempi la tensione tra padre e figlia aveva subìto un’impennata. Tanto che il giorno prima di essere uccisa, Francesca aveva chiesto ai carabinieri delucidazioni sulle pratiche da sbrigare per il riconoscimento. Poi a distanza di 24 ore l’ultimo appuntamento che ha segnato il suo destino.
Redazione

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