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Gioia Tauro, tra i portuali inizia la guerra tra poveri

Il giorno dopo il tavolo romano, regna parecchia preoccupazione ed incertezza sul futuro del nostro scalo. Apparentemente, la notizia della scongiurata messa in mobilità di quasi il 50% dei lavoratori del porto dovrebbe essere accolta con fiducia, invece a mente fredda, viene fuori in tutta la sua luce una realtà triste e preoccupante. Gli impegni della Regione, seppure da apprezzare, non trovano riscontro in nulla se non in promesse che spesso e volentieri non vengono poi tramutate in risultati concreti, mentre ci sarebbe bisogno di un immediato intervento in grado di attrarre da subito nuove compagnie che potrebbero assicurare un livello di transhipment pari a quello esistente prima che la MaersK abbandonasse Gioia Tauro  e contemporaneamente lavorare per dare compiuta attuazione alle previsioni dell’Accordo di Programma Quadro.  L’Mct, per gestire la situazione di crisi, proporrà il ricorso alla CIGS per crisi aziendale, che consentirà di attuare un piano di risanamento aziendale teso al recupero di efficienza organizzativa e di produttività, senza che ciò si traduca successivamente in una automatica reintegra dei dipendenti sul proprio posto di lavoro.  Non vorrei che tutta questa operazione si traducesse in una possibilità data alla Mct di uscire da una crisi produttiva interna senza alcuna garanzia per i lavoratori che da domani rischiano di essere inseriti in una strada senza ritorno. L’amministratore delegato di Mct ha già dettato i criteri secondo i quali procedere alla Cassa integrazione dei lavoratori, criteri che non possono assolutamente essere accettati perché darebbero vita ad una guerra vera e propria tra i lavoratori che stanno rischiando di cadere in una pericolosa trappola che non farebbe altro che indebolire la loro posizione in un momento particolarmente delicato, esponendoli solamente ad ulteriori conseguenze negative sul posto di lavoro. E’ inaccettabile, ad esempio, che vengano penalizzati i lavoratori inabili a svolgere determinate mansioni, soprattutto quando questa inabilità deriva da anni di lavoro usurante, o altre categorie di lavoratori senza partire da un presupposto basilare e cioè che nessuno deve essere discriminato e sono certo che i sindacati sapranno impedire che ciò avvenga. La dignità dei lavoratori del porto non deve essere sacrificata in cambio di nulla, perché bisogna pretendere che a Gioia Tauro venga data la stessa, anzi maggiore attenzione, rispetto a quella che si sta concedendo ai porti del nord Italia a causa di una chiara politica antimeridionalista”. E’ quanto scrive in una nota stampa Giuseppe Longo, consigliere provinciale reggino in quota Prc.

Redazione

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