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Mazara del Vallo, in manette il fratello di Totò Riina

Colpo grosso. Gaetano Riina, il settantottenne fratello minore del più noto Totò Riina, diventato un punto di riferimento per le nuove leve della mafia siciliana, è stato arrestato con l’accusa di associazione mafiosa ed estorsione. Per quasi due anni gli investigatori dell’Arma l’hanno tenuto sotto controllo, grazie a microspie e a intercettazioni telefoniche. Gaetano Riina abitava a Mazara del Vallo, nel Trapanese, ma si spostava spesso a Corleone. Nella sua città d’origine seguiva passo passo le attività dei due nuovi reggenti: Giuseppe Grizzaffi, 33 anni, figlio di una sorella dei Riina, ed il cognato Alessandro Correnti, 39 anni. Anche loro sono finiti in manette questa mattina, con l’accusa di associazione mafiosa. Una quarta ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata notificata a Giovanni Durante, che risponde solo di concorso nell’estorsione contestata a Gaetano Riina, ai danni di un imprenditore del settore ortofrutticolo. I carabinieri della Compagnia di Corleone hanno seguito praticamente in diretta le ultime mosse di Cosa nostra. I summit, le estorsioni fra Corleone e Mazara del Vallo, e soprattutto la gestione dei proventi degli affari. Una parte dei soldi del pizzo e gli affitti di alcuni immobili intestati a prestanome sarebbero andati direttamente a Ninetta Bagarella, la moglie di Totò Riina. Ma è tempo di crisi per Cosa nostra, e la signora Riina si lamentava dell’esiguità della sua rendita, che serviva anche per le spese legali del marito. A tenere la cassa erano Grizzaffi e Correnti, con la supervisione di Gaetano Riina. Anche se per eredità dinastica lo scettro del potere su Corleone sarebbe spettato solo a Grizzaffi, figlio dell’ex reggente, Giovanni, sposato con una delle sorelle Riina. Ma il giovane Giuseppe Grizzaffi veniva ritenuto inadeguato per il ruolo. Questo emerge dalle intercettazioni. Neanche i familiari gli perdonavano la sua passione eccessiva per l’alcol. E allora era stato affiancato da Correnti. Intanto, Gaetano Riina continuava ad atteggiarsi a tranquillo pensionato di provincia. Ma ogni tanto partecipava anche a summit mafiosi. E dispensava i suoi consigli, soprattutto per organizzare sempre nuove estorsioni, soprattutto agli imprenditori che operavano nel settore degli appalti pubblici. Il 23 luglio 2008, il fratello di Riina indossò l’abito buono per partecipare alle nozze della figlia più piccola di Totò Riina, Lucia. Quel giorno, a Corleone, Gaetano Riina era sorridente più che mai. Accolse persino i giornalisti, scherzando: “E voi che vi fate qui?”. Era ormai diventato il portavoce ufficiale della famiglia.  Con tono più severo, nel ’93, aveva organizzato un’improvvisata conferenza stampa al palazzo di giustizia di Palermo: “I giornalisti e i pentiti rovinano la gente – aveva detto – . Guardate cosa hanno fatto ad Andreotti: era un uomo di Stato, era l’Italia, era tutto e lo hanno ridotto ad un niente. Voi scrivete, scrivete e nemmeno lo sapete il danno che fate”. Era tre mesi dopo l’arresto di Totò Riina. Gaetano Riina non è mai finito in carcere, ma già nei primi anni Ottanta un giudice attento e intelligente gli aveva confiscato un immobile a Mazara del Vallo. Quel giudice era Alberto Giacomelli, fu ucciso quando era ormai in pensione, il 14 settembre 1988: i boss non avevano dimenticato che tre anni prima aveva fatto un affronto al capo di Cosa nostra, indagando sul fratello. Dopo quell’inchiesta, Gaetano Riina è sempre vissuto nell’ombra. Ma la sua condotta ufficialmente irreprensibile non gli ha evitato la sorveglianza speciale. Per tutti, era solo un agricoltore, ma si dava un gran da fare. Qualche anno fa, la procura regionale della Corte dei Conti scoprì che il fratello del capo dei capi era persino riuscito ad ottenere, dal 1997 al 2004, dei contributi comunitari in ambito agricolo, pur non avendo titolo per chiederli, in quanto sottoposto a misure di prevenzione. E fu costretto a restituire poco più di 25 mila euro.

Redazione

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