Michele Misseri, padre di Sabrina e zio di Sara, da quando è tornato libero sta conducendo una battaglia: far rinascere i due ettari di primitivo di contrada Modonato, rimetterli in ordine dopo otto mesi di abbandono. “E’ stata sbagliata la potatura. A febbraio ero in carcere. L’hanno fatta mia moglie Cosima e mia cognata Emma. Le donne due cose non sanno fare: la potatura del vigneto e la rimonda dell’olivo, il resto lo fanno bene. L’anno scorso al consorzio abbiamo consegnato 300 quintali di uva, quest’anno forse arriviamo a 60-70. I primi interventi di riparazione li sto facendo, a gennaio farò il resto, il 2012 sarà una buona annata”. A Misseri, preso dalla foga, sfugge l’idea che qualcuno possa decidere di credergli, lui che insiste a dire di essere l’assassino di Sara, e che quindi possa ritornare in carcere. “Mio padre raccomandava “meglio 100 amici che un portafoglio pieno in tasca”. Solo due persone mi hanno detto “ti resto amico”, confessa in una intervista il contadino di Avetrana. “I miei cognati, Giacomo e Concetta, chiederanno il risarcimento civile. Le nostre campagne finiranno a loro, speriamo di salvare il vigneto intestato a Valentina” dice Michele Misseri.
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