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Casale Monferrato, la strage dell’amianto

Fin dalla notte dei tempi, era considerato la “lana della salamandra” perché capace di sfidare il fuoco senza danno, proprio quello che si diceva del piccolo anfibio. Quello che non ci si immaginava affatto, circa un secolo fa,quando il colosso Eternit fece il suo ingresso a Casale Monferrato, paesino piemontese, convincendo la comunità di essere il promotore della svolta economica di moltissime famiglie, era che questo minerale economico, innovativo e duttile avrebbe portato con sé, anziché ricchezza, uno strascico tristemente infinito di morti per mesioteloma pleurico, patologia polmonare correlata all’inalazione di polvere d’amianto, anche in piccola parte. Fin da subito fu chiaro, ai vertici dell’azienda tedesca, costituiti dai fratelli svizzeri Thomas e Stephan Schidheiney e dal barone belga Louis de Cartier de Marchienne, che quanto stava accadendo era causato dalle polveri che disseminavano in tutta Casale, principalmente attraverso la lavorazione, il taglio e la macinazione di lastre di eternit o di cemento amianto, ma anche attraverso il trasporto dei materiali che sbuffavano  polvere bianca in tutto il paese o attraverso le stesse tute degli operai, che i dirigenti pretendevano fossero lavate in casa. Tutta Casale poi “beneficiava” degli scarti del materiale che l’azienda offriva, soprattutto in forma di ghiaietta da utilizzare per aie, selciati e via dicendo. E’ per questo, cioè per l’aver proseguito una politica che disseminava morte e malattia, e non solo all’interno della fabbrica, per l’aver taciuto ai dipendenti le conseguenze cui andavano incontro e per il caso estremo di mancata sicurezza sul lavoro, che il processo contro il colosso Eternit, cui fanno parte, come parte lesa, migliaia di persone e per cui si sono costituiti parte civile enti regionali e sindacati, è stato definito il “processo del secolo”. E perché si parla, mentre i dirigenti imputati si improvvisano filantropi ambientalisti,di 2969 morti al 2007. Quanti una guerra o una catastrofe ambientale e purtroppo non è ancora finita. A dicembre di quest’anno, dunque, si dovrebbe giungere alla sentenza, mentre uno dei due rampolli Schidheiney è già stato prosciolto, con buona pace dei familiari delle vittime che gridano giustizia. Nonostante non venga più prodotto, tutta l’Italia è ancora disseminata da eternit ed in Calabria se ne vede ancora tanto.  Per cui, leggere e aggiornarsi è importante per capire che è cosa prioritaria far si che venga immediatamente smaltito dalle ditte specializzate.

Laura Adornato

Redazione

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