Calabria

Futuro Nazionale, rottura in Calabria: sei esponenti lasciano il movimento di Vannacci

Cinque referenti territoriali e un cofondatore annunciano l’uscita definitiva. Nel mirino la gestione dei vertici, le nomine e le presunte contraddizioni sul familismo politico.

CASTROVILLARI – Rottura definitiva all’interno di Futuro Nazionale nella provincia di Cosenza. Cinque referenti territoriali e un cofondatore hanno annunciato la loro uscita irrevocabile dal movimento guidato dal generale Roberto Vannacci, dopo aver formalizzato nei giorni scorsi la propria autosospensione.

A lasciare sono Eugenio Salerno, referente del Comitato di Castrovillari, Simona Russo per Cosenza, Francesca Rosito per Morano Calabro, Gianfranco Groccia per Spezzano Albanese e Vincenzo Borrelli per Altomonte. Con loro anche Gaetano Falabella, cofondatore del Comitato di Francavilla Marittima.

La decisione, comunicata il 1° novembre 2026, viene motivata con il deterioramento dei rapporti politici e fiduciari con i vertici regionali e nazionali. I firmatari parlano di una divergenza ormai insanabile sulla linea politica e sulle modalità di gestione del movimento.

«Non ci riconosciamo più nella linea politica, nei metodi verticistici e nei continui cortocircuiti morali. La coerenza viene prima dell’appartenenza», dichiarano.

L’accusa: decisioni calate dall’alto e poca partecipazione

Al centro della contestazione c’è il modello organizzativo adottato dal movimento. Secondo i sei esponenti, il progetto iniziale, nato con l’obiettivo di rinnovare la politica e valorizzare i territori, avrebbe progressivamente assunto caratteristiche simili a quelle della politica tradizionale.

Nel comunicato vengono contestate le nomine decise dall’alto, la scarsa partecipazione degli iscritti e l’assenza di un reale confronto democratico. I firmatari denunciano inoltre il rischio che il lavoro svolto dai comitati locali, tra iniziative, sedi e tesseramenti, venga utilizzato esclusivamente per sostenere candidature già individuate e posizioni nei listini bloccati in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.

Particolarmente critica la valutazione sulla situazione della provincia di Cosenza, che, secondo gli ormai ex referenti, sarebbe rimasta priva di un adeguato coordinamento politico e di una programmazione strategica.

Tra gli episodi citati figura quello di Vincenzo Borrelli, referente di Altomonte, che si sarebbe esposto in difesa del comparto agricolo senza ricevere, secondo quanto denunciato, il sostegno dei vertici del movimento.

Furgiuele nel mirino: contestazioni sulle nomine

Le critiche si estendono alla gestione politica regionale riconducibile al deputato Domenico Furgiuele. I firmatari sollevano dubbi e contestazioni su alcune assegnazioni di incarichi a persone indicate come legate da rapporti di parentela con esponenti politici.

Nel documento vengono citati, in particolare, una responsabilità territoriale a Catanzaro affidata a una persona indicata come nipote e un possibile incarico di rilievo per Massimo Cristiano, descritto come cognato del parlamentare.

Si tratta di circostanze e valutazioni riportate dai firmatari, che denunciano una contraddizione tra queste scelte e le posizioni pubbliche del presidente di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, contro il cosiddetto familismo politico.

«Non si può sbandierare la lotta al nepotismo e alla vecchia politica dalle tribune elettorali e poi praticare o tollerare le medesime logiche di spartizione familiare al proprio interno», affermano.

I sei rivendicano il lavoro svolto in Calabria

Nel comunicato gli ex esponenti rivendicano il contributo dato alla costruzione del movimento sul territorio calabrese. Tra le iniziative ricordate figurano la prima manifestazione pubblica regionale, organizzata a Rende il 23 marzo 2026, l’apertura della sede permanente di Castrovillari e la partecipazione alla raccolta firme sulla legittima difesa del 24 luglio 2026.

Viene inoltre ricordata la delegazione calabrese al Congresso nazionale di Roma del 13 e 14 giugno 2026.

L’uscita da Futuro Nazionale, assicurano i firmatari, non rappresenta un abbandono dell’impegno politico, ma una scelta dettata dalla volontà di proseguire senza rinunciare ai propri principi.

«Continueremo a credere in un centrodestra serio, concreto e capace di confrontarsi senza personalismi né ipocrisie. Perché il vero cambiamento consiste nel cambiare il modo di fare politica, non solo i simboli».

La frattura nel Cosentino apre ora un interrogativo sul futuro del radicamento territoriale di Futuro Nazionale in Calabria e sulle conseguenze politiche di un’uscita che coinvolge alcuni dei protagonisti della sua organizzazione locale.

Redazione

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