Politica

Israele, Golan sfida Netanyahu: «Abbiamo la maggioranza». Con i partiti arabi 66 seggi

Yair Golan, leader del Partito Democratico israeliano ed ex vice capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, invita il blocco guidato da Gadi Eisenkot a collaborare con i partiti arabi per formare un governo alternativo a quello di Benjamin Netanyahu. Una proposta che, alla luce dei dati parziali dello scrutinio, trova una possibile base aritmetica: insieme, le due componenti raggiungerebbero 66 seggi alla Knesset, cinque in più rispetto alla maggioranza assoluta di 61.

Con il 72,4% dei seggi scrutinati, secondo i dati riportati dal Times of Israel, il blocco di Netanyahu si attesterebbe a 54 seggi, quello guidato da Eisenkot a 48, mentre i partiti arabi ne otterrebbero 18. Il quadro resta provvisorio, ma evidenzia le difficoltà di Netanyahu nel costruire una maggioranza parlamentare autonoma.

«Netanyahu ha perso. So contare fino a 120. 65 è più di 55. È così che funziona la democrazia israeliana. Punto e basta», scrive Golan su X, contestando la logica politica del premier e la sua distinzione tra rappresentanza ebraica e araba.

Il leader dei Democratici denuncia quella che considera una divisione razzista della società israeliana e invita a superare le barriere politiche nei confronti dei cittadini arabi. «La realtà deve insegnarci una lezione inequivocabile: non abbiamo futuro qui se non smettiamo di avere paura. E se non smettiamo con il razzismo, non possiamo più accettare la divisione razzista di Netanyahu tra i voti degli ebrei e quelli degli arabi», afferma.

Golan contesta inoltre l’argomento del sionismo utilizzato nel confronto politico. Nel blocco di Netanyahu, sostiene, siedono 16 parlamentari appartenenti a partiti ultraortodossi che definisce non sionisti e che, secondo la sua denuncia, promuovono l’esenzione dal servizio militare mentre altri israeliani combattono al fronte.

«Se Netanyahu insiste nel contare solo una maggioranza sionista, che prima sottragga dal suo blocco i 16 membri della Knesset appartenenti ai partiti ultraortodossi non sionisti. Loro non ci faranno certo la predica sul sionismo», scrive il leader dei Democratici.

La sua proposta punta a mettere in discussione la legittimità politica delle divisioni su base identitaria e a costruire un’alternativa parlamentare attraverso la cooperazione con i rappresentanti arabi. Golan sostiene che il blocco del cambiamento possa rivendicare una maggioranza sia sionista sia israeliana, facendo riferimento a conteggi politici che escludono o includono gruppi diversi a seconda dei criteri adottati.

«Abbiamo la maggioranza. Abbiamo una responsabilità. E abbiamo l’opportunità di formare un governo di cambiamento in collaborazione con i cittadini arabi di Israele. Un governo che servirà tutti i cittadini israeliani. Ora ci vuole coraggio. Ci vuole leadership. Ci vuole la capacità di superare la paura e di iniziare ad agire», conclude.

La strada verso un nuovo esecutivo, tuttavia, non è automatica. La somma dei seggi non garantisce che Eisenkot e tutte le forze arabe siano disposti a sostenere la stessa coalizione, né chiarisce se un eventuale accordo si tradurrebbe nella partecipazione diretta al governo o in un sostegno parlamentare esterno.

Il dato politico centrale resta quindi la fragilità della posizione di Netanyahu: se le proiezioni saranno confermate e le forze di opposizione riusciranno a trovare un’intesa con i partiti arabi, potrebbe aprirsi uno scenario alternativo. Con lo scrutinio ancora in corso, saranno i risultati definitivi e le successive trattative tra i partiti a stabilire se questa possibilità potrà trasformarsi in una maggioranza di governo.

Redazione

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