Decine di persone fermate, 29 feriti tra agenti e manifestanti. Migliaia di studenti in piazza a Tirana contro il caro università, la corruzione e il governo di Edi Rama.
TIRANA – Alta tensione in Albania, dove le proteste studentesche sono degenerate in violenti scontri con la polizia. Mercoledì 14 ottobre, decine di migliaia di persone sono scese in piazza nella capitale Tirana, dove alcuni manifestanti hanno appiccato incendi al Ministero dell’Istruzione e a due istituti bancari, lanciando pietre contro gli agenti e danneggiando negozi e attività commerciali.
Le forze dell’ordine hanno risposto con idranti e lacrimogeni per disperdere la folla. Secondo quanto riferito dalle autorità, 23 agenti di polizia e altre sei persone hanno riportato ferite e sono state sottoposte a cure mediche. Trentacinque persone sono state fermate.
Il presidente albanese, Bajram Begaj, ha condannato le violenze e invitato la popolazione alla calma, sottolineando che la Costituzione e la legge devono rappresentare un limite invalicabile per tutti.
La protesta rappresenta una delle più violente manifestazioni di dissenso contro il primo ministro Edi Rama, al suo quarto mandato dopo la vittoria elettorale del maggio 2025. Negli ultimi mesi, il governo è stato sottoposto a crescenti critiche per le accuse di corruzione che coinvolgono esponenti delle istituzioni.
Gli studenti denunciano le condizioni degli atenei, l’aumento dei costi dell’istruzione superiore, l’insufficienza degli aiuti economici e le difficoltà di trovare lavoro dopo la laurea. Durante il corteo sono stati scanditi slogan per le dimissioni del premier e contro le forze di polizia.
«Siamo stanchi delle proteste pacifiche. Non ci fermeremo finché Rama non si dimetterà», ha dichiarato una studentessa citata dal quotidiano britannico The Guardian, che ha descritto la manifestazione come una nuova escalation della contestazione al governo.
Le tensioni arrivano dopo un’estate caratterizzata da manifestazioni pacifiche contro il progetto di realizzazione di un resort di lusso sull’isola di Sazan, lungo la costa meridionale albanese. L’iniziativa, sostenuta da Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump, è finita al centro di controversie e dispute legali.
Secondo i media albanesi, le proteste di mercoledì si sono estese anche alle università di Elbasan e Scutari, segno di un malcontento che non riguarda soltanto la capitale.
Il governo ha condannato le violenze, mentre resta alta la tensione in un Paese attraversato da contestazioni sui costi della vita, sulle prospettive occupazionali dei giovani e sulla trasparenza delle istituzioni.
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