Calabria

«Non passa, resta come luce»: Domenico Nardo ricorda la figlia Rachele a due anni dalla scomparsa

Il dolore di un padre, il vuoto di una figlia e una memoria che continua a vivere. I versi dell’avvocato, docente e speaker calabrese raccontano una ferita che il tempo non cancella, ma che l’amore mantiene viva.

Ci sono dolori che le parole possono soltanto sfiorare. La perdita di un figlio è uno di questi: una ferita che sconvolge l’ordine naturale della vita, lascia un vuoto difficile da comprendere e cambia per sempre il modo di guardare al futuro. Non esiste una misura capace di contenere una sofferenza simile, né una scadenza entro la quale imparare a conviverci.

A due anni dalla scomparsa prematura della figlia Rachele, Domenico Nardo, avvocato, docente e speaker calabrese, le ha dedicato versi essenziali e profondamente intimi. Poche parole, lontane da ogni retorica, che restituiscono la dimensione quotidiana dell’assenza: un nome, un sorriso, un letto vuoto, le mattine in cui la vicinanza della persona amata sembra ancora possibile.

«Non passa. Resta», scrive Nardo. È il cuore di una testimonianza che supera la dimensione personale e incontra un sentimento condiviso da tanti genitori che hanno conosciuto la perdita di un figlio. Il tempo scorre, le giornate riprendono il loro ritmo, il mondo continua a muoversi. Ma dentro, in alcuni momenti, tutto sembra fermarsi davanti a ciò che non c’è più.

Il lutto non segue un percorso uguale per tutti. Non si lascia misurare dagli anniversari e non scompare semplicemente perché sono trascorsi mesi o anni. Può riaffiorare in un gesto familiare, in una stanza silenziosa, nella luce di una mattina. E proprio nelle cose più semplici l’assenza può diventare più intensa, perché sono quelle che custodiscono la presenza di chi abbiamo amato.

Nei versi dedicati a Rachele, Nardo non cerca spiegazioni e non pretende di dare un senso a ciò che, per un genitore, può apparire insensato. Racconta invece un legame che continua, anche quando la presenza fisica è venuta meno. «Non ti vedo. Ma sei luce»: una conclusione delicata, nella quale il dolore incontra la memoria e l’amore trova un modo diverso di restare.

A Domenico Nardo va la vicinanza di chi riconosce, nel rispetto e nel silenzio, la profondità di una perdita tanto grande. Il suo ricordo parla a tutte le famiglie che affrontano un lutto simile e a chi cerca, senza sempre trovare le parole giuste, un modo per stare accanto a chi soffre.

Perché davanti alla perdita di un figlio non servono frasi di circostanza né promesse che il tempo guarirà ogni cosa. A volte è sufficiente esserci, ascoltare, non lasciare solo chi porta quel dolore.

E lasciare che l’amore continui a pronunciare un nome.

Quello di Rachele.

Redazione

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