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Russia e Cina, due potenze sempre più sole: il G20 si spacca

Mosca finisce al centro dello scontro politico, Pechino blocca il consenso economico. Al vertice finanziario di Asheville due casi diversi raccontano la crescente frattura tra le grandi potenze

Il G20 finanziario di Asheville, in North Carolina, si chiude con un’immagine tutt’altro che rassicurante per la cooperazione internazionale: nessun comunicato congiunto e due grandi potenze, Russia e Cina, protagoniste di altrettanti casi destinati a lasciare il segno. Mosca si ritrova al centro di una controversia diplomatica per la presenza del ministro delle Finanze Anton Siluanov, mentre Pechino diventa l’unico Paese a non aderire alla dichiarazione sostenuta dagli altri 19 membri.

È una fotografia potente del nuovo equilibrio mondiale. La Russia continua a cercare spazi di dialogo internazionale nonostante il conflitto in Ucraina e le tensioni con l’Occidente; la Cina, forte del proprio peso economico, dimostra invece di poter impedire il consenso su dossier considerati strategici da Washington e da gran parte dei partner del G20.

Mosca al tavolo, ma fuori dalla foto

La presenza di Siluanov al vertice ha provocato irritazione soprattutto tra alcuni rappresentanti europei. Il ministro russo ha partecipato ai lavori e ha incontrato anche il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, ma la sua presenza ha creato una frattura politica evidente. Alcuni esponenti europei hanno infatti rifiutato di essere fotografati insieme al rappresentante di Mosca.

Il significato è soprattutto politico: la Russia resta presente nei grandi tavoli multilaterali, ma la sua partecipazione continua a essere condizionata dalle conseguenze della guerra in Ucraina. Bessent ha inoltre chiarito a Siluanov che non ci saranno accordi o alleggerimenti economici per Mosca finché il conflitto non sarà concluso.

Poi arriva il caso cinese

La vera rottura del vertice, però, arriva sul terreno economico. La Cina si è opposta a diversi passaggi del documento finale, impedendo il raggiungimento del consenso necessario per un comunicato congiunto.

Bessent ha accusato Pechino di essere l’unico dissenziente tra i 20 membri del G20 e ha collegato il confronto agli squilibri commerciali globali e alla produzione cinese destinata ai mercati internazionali. Secondo il segretario al Tesoro americano, le economie non basate sul mercato non possono continuare a immettere nel mondo una quantità crescente di esportazioni a basso costo.

Il nodo centrale è proprio quello delle cosiddette “politiche non di mercato”. Gli altri membri avrebbero accettato un linguaggio che invita ad affrontare le politiche e le pratiche considerate responsabili degli squilibri commerciali. Pechino, invece, si è opposta a quella formulazione.

Commercio, minerali e rotte strategiche

Il confronto non si è limitato al commercio. Tra i punti contestati dalla Cina figurano anche i riferimenti alla sicurezza delle catene globali di approvvigionamento di energia, alimenti, fertilizzanti e minerali critici.

Sono materie prime diventate essenziali nella competizione economica e tecnologica internazionale. Proprio il controllo delle forniture di minerali strategici è uno dei terreni sui quali Washington e Pechino si confrontano più duramente.

Pechino avrebbe inoltre contestato il riferimento alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per il commercio energetico mondiale e una questione che può avere ricadute geopolitiche anche rispetto agli interessi cinesi nello Stretto di Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale.

Il paradosso delle due potenze

Ed è qui che Russia e Cina raccontano due storie diverse.

Mosca appare politicamente isolata, ma continua a cercare un canale con Washington. Pechino, invece, non ha bisogno di uscire dal tavolo: le basta non accettare il testo per impedire al G20 di presentarsi unito.

Il risultato è significativo. La presidenza americana ha dovuto pubblicare una propria dichiarazione, sostenuta secondo Bessent da 19 membri su 20, invece del tradizionale comunicato condiviso da tutti.

Il G20 si ritrova così davanti a una contraddizione sempre più evidente: il mondo ha bisogno di coordinamento sulle grandi questioni economiche, ma proprio le grandi potenze hanno interessi sempre più difficili da conciliare.

La Russia resta una potenza militare e strategica che l’Occidente non può semplicemente ignorare. La Cina è una potenza economica e commerciale che non può essere esclusa dai meccanismi globali senza provocare conseguenze enormi.

Due potenze, due casi, un’unica fotografia: il vecchio equilibrio internazionale non regge più e il G20 fatica a trovare quello nuovo.

Redazione

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