Calabria

“In Giustizia”, quando la giustizia non è uguale per tutti. Ada Cosco racconta il nuovo programma di Radio Amore Catanzaro

Dal “malagiudizio” alle diseguaglianze sociali, dalle vittime degli errori giudiziari a chi subisce un’ingiustizia sul lavoro o nella vita quotidiana: a ottobre arriva “In Giustizia”, il nuovo programma di approfondimento di Radio Amore Catanzaro. A raccontarlo è Ada Cosco, che ne anticipa filosofia, obiettivi e storie.

Ada Cosco, perché “In Giustizia”? Da dove nasce l’idea di questo programma?

Nasce dalla necessità di dare voce a chi spesso non ne ha. La parola “ingiustizia” attraversa la nostra storia e la nostra quotidianità. C’è l’innocente condannato per un errore giudiziario, c’è chi riesce a farla franca grazie a un cavillo o alla prescrizione, ma c’è anche chi perde il lavoro perché decide di difendere i propri diritti, chi viene discriminato per il proprio cognome o per la propria provenienza e chi nasce semplicemente con qualche possibilità in meno rispetto agli altri.

Quindi non parlerete soltanto di tribunali e processi?

Assolutamente no. “In Giustizia” vuole muoversi su due binari paralleli ma profondamente collegati. Da una parte c’è l’ingiustizia nelle aule di giustizia: il cosiddetto “malagiudizio”, gli errori giudiziari, i casi irrisolti, le vittime di processi sommari e quei paradossi nei quali sembra che il torto possa trasformarsi in ragione.

Dall’altra c’è l’ingiustizia sociale: le disuguaglianze economiche, le disparità nell’accesso alla sanità e al lavoro, i pregiudizi e tutte quelle barriere invisibili che finiscono per trasformare diritti che dovrebbero essere universali in privilegi.

Una parola forte, “ingiustizia”. Qual è il rischio quando si affrontano vicende così delicate?

Il rischio è quello di trasformare tutto in un processo mediatico. Ed è esattamente ciò che non vogliamo fare. Non vogliamo fare i giudici e non vogliamo sostituirci alla magistratura.

Vogliamo invece accendere i riflettori dove spesso cala il silenzio, cercare di capire perché un sistema può fallire e soprattutto dare un volto e una voce a chi subisce un torto.

Come saranno costruite le puntate?

Attraverso reportage sul campo, testimonianze dirette e un linguaggio crudo ed essenziale. Racconteremo le storie delle persone, ma non ci fermeremo alla loro testimonianza.

Ci saranno esperti, giuristi, sociologi e rappresentanti delle istituzioni. Metteremo a confronto punti di vista diversi, cercando di andare oltre la semplice denuncia.

Quindi la vittima sarà al centro del racconto?

Sì, perché dietro ogni caso c’è una persona. Ci saranno testimonianze di chi ha subito sulla propria pelle un’ingiustizia, di chi ha patito conseguenze enormi e, in alcuni casi, di famiglie che hanno visto una persona cara soffrire fino alle estreme conseguenze.

Sono storie che non possono essere ridotte a un titolo o a un numero di fascicolo. Dietro quelle vicende ci sono vite, famiglie, dolore e spesso domande rimaste senza risposta.

Qual è la domanda alla quale “In Giustizia” proverà a rispondere?

La domanda fondamentale sarà una: è ancora possibile ristabilire l’equilibrio?

Perché la giustizia non dovrebbe essere soltanto una parola scolpita sopra l’ingresso di un tribunale. Dovrebbe essere un principio concreto, qualcosa che riguarda tutti noi e che dobbiamo difendere ogni giorno.

Non sarà dunque soltanto un programma di denuncia?

No. La denuncia sarà inevitabilmente presente quando emergeranno situazioni che meritano di essere raccontate, ma vogliamo soprattutto capire. Capire dove il sistema si è inceppato, quali responsabilità esistono, quali strumenti hanno le persone per difendersi e, quando possibile, quali soluzioni possono essere messe in campo.

Quando inizierà “In Giustizia”?

A ottobre. Noi ci saremo, con le nostre storie, le nostre domande e soprattutto con la volontà di dare voce a chi troppo spesso rimane inascoltato.

Ada Cosco, allora appuntamento a ottobre con “In Giustizia”.

Sì. Perché parlare di giustizia significa parlare di tutti noi. Parola di Ada Cosco.

Redazione

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