Politica

Se Israele occupasse anche la Cisgiordania, cosa rimarrebbe della Palestina?

La domanda è semplice, ma porta al cuore del conflitto israelo-palestinese: se Gaza è già sottoposta a un controllo militare israeliano esteso e Israele arrivasse a consolidare il controllo sull’intera Cisgiordania, quale territorio rimarrebbe concretamente alla Palestina?

La risposta, sul piano geografico, è netta: non esiste un altro grande territorio palestinese al quale fare riferimento.

Secondo il quadro internazionale, il territorio destinato alla realizzazione dello Stato palestinese è costituito essenzialmente dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. Sono queste le aree che la comunità internazionale considera il nucleo territoriale della soluzione dei due Stati.

Questo significa che la questione non riguarda soltanto la quantità di territorio controllata, ma la possibilità stessa di mantenere in vita un progetto di Stato palestinese.

La situazione in Cisgiordania è particolarmente significativa. Negli ultimi mesi Israele ha adottato nuove misure amministrative e territoriali che, secondo le Nazioni Unite, contribuiscono a consolidare il controllo israeliano sul territorio e ad approfondire quella che viene definita una annessione di fatto. Tra queste vi sono nuove procedure di registrazione delle terre e il rafforzamento del controllo civile israeliano.

Proprio nei giorni scorsi, inoltre, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha ordinato di preparare il trasferimento alla polizia di competenze di controllo e ordine pubblico relative agli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Analisti e oppositori della misura l’hanno interpretata come un ulteriore passo verso l’annessione.

Il punto decisivo è quindi questo: Gaza e Cisgiordania non sono due territori accessori della questione palestinese. Sono i territori sui quali si fonda la prospettiva dello Stato palestinese.

Se Gaza rimanesse sotto un controllo esterno permanente e la Cisgiordania venisse progressivamente incorporata sotto il controllo israeliano, non emergerebbe automaticamente un’altra area geografica capace di sostituirle. Rimarrebbero il popolo palestinese, le comunità palestinesi, la diaspora, l’identità nazionale palestinese e l’Autorità palestinese, ma verrebbe drasticamente ridotto lo spazio territoriale sul quale esercitare una sovranità statale effettiva.

È questa la ragione per cui la questione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania non è soltanto una disputa immobiliare o amministrativa. Per molti governi e organismi internazionali riguarda direttamente la possibilità concreta di realizzare la soluzione dei due Stati. Il Regno Unito, intervenendo al Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel marzo 2026, ha sottolineato proprio la necessità di preservare la terra e il popolo palestinese affinché una soluzione a due Stati resti possibile.

Naturalmente occorre mantenere una distinzione fondamentale: oggi Israele non ha formalmente annesso l’intera Cisgiordania e Gaza non è stata trasformata giuridicamente in territorio israeliano. La situazione sul terreno, quindi, non equivale alla scomparsa formale della Palestina.

Ma il problema politico è un altro.

Se il territorio sul quale dovrebbe nascere uno Stato palestinese viene progressivamente frammentato, occupato o sottoposto a un controllo permanente, la domanda non è più soltanto dove tracciare i confini di due Stati. La domanda diventa se, alla fine del processo, esista ancora un territorio continuo, sufficientemente ampio e realmente sovrano sul quale uno Stato palestinese possa vivere.

Ed è proprio questo il timore espresso da numerosi osservatori internazionali: che la progressiva espansione degli insediamenti e il consolidamento del controllo israeliano in Cisgiordania possano trasformare la soluzione dei due Stati da un progetto politico difficile in un progetto materialmente sempre più difficile da realizzare.

In termini estremamente semplici: se si tolgono Gaza e Cisgiordania, non rimane un’altra Palestina territoriale. Rimane la Palestina come popolo e come identità nazionale, ma viene meno il territorio sul quale dovrebbe esercitare la propria sovranità.

È questo, più di qualsiasi slogan, il significato della domanda: “Se non rimane il territorio, come può esistere uno Stato?”

Redazione

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