Un drone-esca di tipo Maya, ampiamente utilizzato dalle forze armate ucraine, è esploso oggi in un campo di girasoli in Bulgaria, a soli 100 metri dal confine con la Romania e a circa un chilometro da una stazione di compressione del gasdotto Trans-Balkan. A bordo, secondo le prime informazioni, ci sarebbe stata una consistente quantità di esplosivo.
L’episodio apre un inquietante giallo sulla provenienza del velivolo e sulle responsabilità.
Il premier bulgaro Rumen Radev aveva sostenuto che il drone fosse entrato nello spazio aereo bulgaro provenendo dalla Romania. Una ricostruzione però respinta categoricamente dal ministero della Difesa romeno: i radar militari di Bucarest, secondo quanto riferito, non avrebbero registrato alcun velivolo diretto dalla Romania verso la Bulgaria né, nelle ore precedenti all’esplosione, traiettorie compatibili con un attraversamento dello spazio aereo romeno.
Ma è proprio l’identificazione del drone ad alimentare le tensioni.
Il ministero della Difesa bulgaro ha infatti comunicato che, sulla base dell’analisi preliminare dei resti, il velivolo sarebbe un drone-esca di tipo Maya, modello ampiamente utilizzato dalle forze armate ucraine.
Un elemento che inevitabilmente accende i riflettori su Kiev, ma che non costituisce, da solo, la prova di un’operazione ucraina deliberata.
E Sofia, almeno per ora, mantiene una posizione prudente: il ministero della Difesa bulgaro ha precisato che non ci sono elementi che facciano pensare a un incidente deliberatamente provocato.
Resta però una domanda pesante: come è arrivato quel drone fin quasi al confine e perché trasportava esplosivo?
Il luogo dell’esplosione rende l’episodio ancora più delicato: il drone è precipitato a poca distanza da un’infrastruttura energetica strategica, senza provocare vittime né danni al gasdotto.
La Romania continuerà a monitorare la fascia di confine. Intanto, mentre Bucarest nega il passaggio del drone dal proprio spazio aereo e Sofia conferma l’origine del velivolo come modello utilizzato dalle forze ucraine, il mistero sulla rotta e sulla responsabilità dell’accaduto resta aperto.
Un episodio che rischia di alimentare nuove tensioni nell’Europa orientale e che ora richiede risposte precise: chi ha lanciato quel drone, da dove è partito e perché era carico di esplosivo?
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