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Venezuela, la verità emerge a pezzi: 4.490 morti ufficiali, ma ci sono ancora 29.897 persone “aún sin contacto”

Perché il Governo ha impiegato settimane per rivelare la reale portata della tragedia?

Il Venezuela continua a fare i conti con una tragedia che assume, giorno dopo giorno, contorni sempre più drammatici. A quasi tre settimane dal devastante doppio terremoto del 24 giugno, il bilancio ufficiale delle vittime è salito a 4.490 morti, mentre i feriti sono 16.740, i sopravvissuti estratti vivi dalle macerie 6.462 e gli sfollati 17.907. Tra le vittime figurano anche 16 cittadini italiani.

Numeri impressionanti. Ma c’è una domanda che oggi pesa come un macigno: perché questa dimensione della tragedia è emersa soltanto adesso?

Nei giorni immediatamente successivi al sisma, il Governo venezuelano aveva diffuso dati molto più contenuti, aggiornandoli progressivamente di centinaia di vittime alla volta. Ogni nuovo bollettino ha fatto registrare un aumento costante dei decessi, fino all’attuale cifra di 4.490 morti, lasciando inevitabilmente spazio a interrogativi sulla trasparenza della comunicazione istituzionale durante una delle peggiori emergenze della storia recente del Paese.

A rendere ancora più inquietante il quadro è un altro dato che non può essere ignorato.

Mentre il Governo aggiorna il numero ufficiale delle vittime, la piattaforma civica Desaparecidos Terremoto Venezuela, nata per aiutare le famiglie a ritrovare parenti e amici dopo il sisma, continua a registrare 29.897 persone ancora “aún sin contacto”, cioè persone con le quali familiari e conoscenti non sono ancora riusciti a ristabilire alcun contatto. Si tratta di una banca dati alimentata direttamente dalle segnalazioni dei cittadini e non rappresenta automaticamente un elenco di dispersi o deceduti: tra queste persone potrebbero esserci individui già al sicuro ma non ancora rintracciati, così come vittime non ancora identificate. Tuttavia, il numero restituisce con forza la dimensione dell’emergenza umanitaria ancora in corso. (Desaparecidos Terremoto Venezuela)

Dietro ogni numero c’è una storia.

Ci sono famiglie che continuano ad attendere una telefonata. Genitori che cercano figli. Figli che cercano genitori. Fratelli che percorrono ospedali, obitori e centri di accoglienza nella speranza di trovare un volto conosciuto. Per migliaia di venezuelani il terremoto non è finito il 24 giugno: continua ogni giorno nell’angoscia dell’incertezza.

Le immagini provenienti dalle aree più colpite raccontano quartieri completamente cancellati, edifici ridotti in cumuli di cemento, infrastrutture devastate e comunità costrette a vivere tra tende e rifugi improvvisati. Le operazioni di recupero proseguono, mentre aumenta anche il numero dei corpi ancora da identificare e cresce il timore che il bilancio definitivo possa essere ancora più pesante.

La vicenda apre inevitabilmente anche un dibattito sulla gestione dell’informazione durante le emergenze.

In qualunque catastrofe naturale il numero delle vittime evolve con il passare dei giorni. È normale che i bilanci vengano aggiornati. Diverso è quando gli incrementi risultano così consistenti da alimentare dubbi sull’effettiva capacità delle autorità di rappresentare tempestivamente la realtà o di comunicare con la necessaria trasparenza ciò che sta accadendo sul territorio.

Oggi il dato ufficiale parla di 4.490 morti. Ma il numero delle persone ancora senza contatti ricorda che questa tragedia è tutt’altro che conclusa.

Per migliaia di famiglie venezuelane il terremoto non è ancora storia: è un’attesa che continua, un telefono che non squilla, un nome che non compare negli elenchi, una speranza che resiste ostinatamente contro il silenzio.

Redazione

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