Settant’anni dopo quella partenza verso gli Stati Uniti, la voce di Attilio Carbone continua a custodire la memoria dell’emigrazione italiana. Nel corso dello “Speciale Attilio Carbone” andato in onda il 25 gennaio 2026, il celebre conduttore ha ripercorso alcuni dei momenti più intensi della sua vita, trasformando il racconto personale in una testimonianza collettiva capace di emozionare migliaia di italiani nel mondo.
Bloccato eccezionalmente dal maltempo e da una violenta tormenta di neve negli Stati Uniti, Carbone ha raccontato che in oltre 62 anni di radio è mancato in diretta “meno di dieci volte”. Una vita dedicata al microfono, alla comunità italiana e agli emigrati che, attraverso la sua voce, hanno mantenuto vivo il legame con la propria terra.
Ma il momento più toccante è arrivato quando il discorso si è spostato sulla sua partenza dall’Italia nel 1956. Attilio Carbone aveva appena 17 anni quando lasciò la Calabria insieme al padre e alla sorella Pina per raggiungere l’America. Un viaggio che ancora oggi, dopo decenni, resta inciso nella sua memoria.
“Lasciare il nonno, lasciare i fratelli e le sorelle è stato veramente un trauma che non si può descrivere”, ha raccontato con la voce spezzata dall’emozione. Sul ponte della nave Olimpia, partita da Messina, centinaia di emigranti salutavano le proprie famiglie con i fazzoletti bianchi mentre il piroscafo si allontanava lentamente dal porto.
Carbone ha ricordato soprattutto la figura del nonno, profondamente legato a lui e contrario a quella partenza. “Mi diceva sempre: nipote, non te ne andare”. Un’immagine rimasta impressa nella mente del conduttore insieme ai racconti di quell’America che il nonno aveva conosciuto già nel lontano 1884, lavorando persino alla costruzione del celebre Ponte di Brooklyn.
“Ancora oggi non sono mai passato da quel ponte”, ha confessato Attilio Carbone, spiegando come quel luogo rappresenti un simbolo troppo forte della storia della sua famiglia.
Il viaggio verso gli Stati Uniti durò oltre nove giorni, con una sosta a Lisbona e il successivo attraversamento dell’Atlantico fino all’arrivo in Canada e poi a New York, l’8 maggio 1956. Un approdo che però non cancellò immediatamente la nostalgia. “Per una settimana intera sono rimasto dietro alla finestra a piangere”, ha ricordato.
Nel corso della trasmissione si è parlato anche del ritorno a Cosoleto, il paese natale di Attilio Carbone.
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