“Nel 2026 siamo tutti collegati grazie all’intelligenza artificiale, ma sui diritti stiamo tornando indietro”. È partita da questa riflessione la diretta “Oltre le barriere, nessuno escluso”, condotta da Letizia Bonelli, che ha riunito docenti, avvocati, garanti dei diritti, rappresentanti del mondo associativo e testimoni diretti di percorsi di inclusione e disabilità.
Un incontro intenso, umano, a tratti commovente, che ha acceso i riflettori su un tema ancora troppo spesso confinato ai margini del dibattito pubblico: quello dell’inclusione reale delle persone con disabilità e disturbi specifici dell’apprendimento, nella scuola, nel lavoro e nella vita quotidiana.
Ad aprire la diretta è stata proprio Bonelli, che ha voluto lanciare un messaggio forte: “Dobbiamo ritornare a essere più umani”. Un invito che ha attraversato tutti gli interventi della serata, trasformando l’appuntamento in una vera chiamata collettiva alla responsabilità sociale.
Tra i primi ospiti intervenuti il professor Michele Morenghi, docente di diritto penale, che ha richiamato il valore costituzionale della tutela delle persone con disabilità. Morenghi ha ricordato come l’articolo 2 della Costituzione italiana e le sentenze della Corte Costituzionale stabiliscano chiaramente che le difficoltà organizzative o di bilancio non possano diventare una giustificazione per negare diritti fondamentali.
Secondo il docente, “la scusante delle problematiche economiche non può essere d’ostacolo al rispetto dei diritti delle persone con disabilità”. Morenghi ha inoltre sottolineato come la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo preveda persino la possibilità di richiedere risarcimenti nel caso in cui tali diritti vengano violati.
Non solo teoria giuridica, ma anche strumenti concreti: diffide, ricorsi al TAR, azioni amministrative e il ruolo centrale delle associazioni e dei garanti regionali. “Le norme ci sono – ha spiegato – ma bisogna conoscerle e applicarle”.
Particolarmente toccante la testimonianza di Carmen Sandagata, docente, madre e rappresentante dell’associazione Attivamente ETS. Il suo intervento ha dato voce alla quotidianità spesso invisibile delle famiglie con figli disabili.
“Mia figlia ha una paralisi cerebrale e usa la sedia a rotelle – ha raccontato – ma la società continua a vedere la disabilità come un problema”. Sandagata ha denunciato una cultura ancora troppo assistenzialista, nella quale alle persone con disabilità sembrano essere garantiti soltanto i diritti minimi, come salute e istruzione, dimenticando invece la dimensione sociale e relazionale della vita.
La docente ha portato esempi concreti e durissimi: studenti delle scuole superiori impossibilitati a frequentare perché manca la figura dell’assistente materiale per il cambio del pannolone, famiglie costrette a rinunciare persino a fare la spesa a causa delle barriere architettoniche.
“La persona con disabilità non è soltanto un soggetto da assistere – ha affermato – ma una persona con diritto al gioco, al teatro, allo sport, alla spiritualità, alla vita”.
A rafforzare il quadro normativo è intervenuta anche l’avvocato Chiara Lanza, che ha richiamato il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione italiana. Lanza ha spiegato la differenza tra uguaglianza formale e uguaglianza sostanziale, ricordando che trattare tutti allo stesso modo non significa necessariamente garantire giustizia.
“La vera uguaglianza si realizza trattando in modo diverso situazioni diverse”, ha sottolineato, evidenziando come le barriere non siano solo fisiche, ma anche culturali e amministrative.
Tra i momenti più emozionanti dell’incontro quello della testimonianza di Gaia Spagnol, oggi manager aziendale e laureata in giurisprudenza, che ha raccontato il proprio percorso con i disturbi specifici dell’apprendimento.
“Da bambina mi sentivo diversa – ha detto – studiavo tantissimo ma ottenevo risultati con molta più difficoltà degli altri”. Una sofferenza durata anni, fino alla diagnosi di DSA arrivata grazie alla determinazione della famiglia e non della scuola.
“Quella diagnosi non mi ha spaventata, mi ha liberata. Ho capito che non ero io il problema: avevo soltanto bisogno di essere compresa”.
Il suo intervento è diventato simbolo di rinascita e riscatto personale. Gaia ha ringraziato pubblicamente la sua famiglia, Letizia Bonelli e il professor Lettieri, che l’hanno sostenuta nel percorso di crescita fino a farla diventare una professionista affermata.
Il professor Paolo Valerio ha poi approfondito il tema dal punto di vista psicologico e culturale, spiegando come la diagnosi possa rappresentare un sollievo per molti ragazzi con DSA, troppo spesso etichettati come “pigri” o “svogliati”.
“L’handicap non lo porta la persona – ha spiegato – è il contesto che lo crea”. Un concetto centrale che richiama direttamente la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e il principio di inclusione attiva.
Valerio ha distinto chiaramente tra integrazione e inclusione: nella prima è la persona a doversi adattare al sistema; nella seconda è il sistema a creare strumenti e servizi per permettere a tutti di partecipare pienamente.
Fondamentale, secondo il docente, la presenza di servizi psicologici e professionisti competenti nelle scuole e nelle università, affinché nessuno debba affrontare da solo percorsi complessi o lunghe liste d’attesa.
Maurizio Bertolotto, garante dei diritti delle persone con disabilità, ha ribadito come le barriere più difficili da abbattere siano spesso quelle invisibili: regolamenti, burocrazia, interpretazioni rigide e ritardi amministrativi.
“L’inclusione non è uno slogan – ha detto – ma una responsabilità collettiva”. Bertolotto ha ricordato che il cuore della Convenzione ONU consiste proprio nel riconoscere che la disabilità nasce dall’interazione tra la persona e un ambiente non adeguato.
“Dire nessuno escluso significa garantire a tutti il diritto di partecipare pienamente alla vita sociale, educativa, culturale e lavorativa”.
La diretta, che vi invitiamo a rivedere qui (abbiamo solo sintetizzato alcuni dei numerosi e qualificati interventi) è così trasformato in molto più di una semplice “conferenza” online: un appello corale a cambiare prospettiva, a costruire una società che non si limiti ad assistere, ma che sappia finalmente includere davvero.
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