La popolazione italiana invecchia, ma cambia volto. Non più soltanto anziani fragili o isolati, bensì persone sempre più attive, presenti nella società civile, impegnate nel volontariato, nella prevenzione sanitaria e nel sostegno alle famiglie. È questo il tema affrontato nel corso della diretta di Fast News Platform, durante un confronto che ha visto protagonisti l’editore Antonio Nesci, Maria Brunella Stancato e il direttore di Calabria Diretta News Francesco Mannarino.
Al centro del dibattito, una domanda destinata a diventare sempre più attuale nei prossimi anni: gli anziani italiani sono davvero più attivi rispetto al passato? E soprattutto, il sistema sociale ed economico del Paese è pronto a sostenere una popolazione che vive più a lungo?
Maria Brunella Stancato ha evidenziato come il concetto stesso di “anziano” sia profondamente cambiato negli ultimi decenni. Se in passato il pensionamento coincideva quasi automaticamente con l’ingresso nella terza età, oggi la situazione appare molto diversa. Secondo Stancato, la maggiore attenzione alla salute, alla prevenzione e agli stili di vita ha modificato radicalmente la qualità della vita delle persone mature.
“La scienza – ha spiegato – considera anziani soprattutto gli over 80, perché oggi esiste anche una quarta età. La longevità non dipende solo dalla genetica, ma anche dall’alimentazione, dall’attività fisica, dalla prevenzione e dalla cura di sé”.
Un cambiamento evidente soprattutto nel Mezzogiorno, dove, secondo quanto emerso nel confronto, le nuove generazioni di adulti e pensionati non presentano più i segni di un tempo legati ai lavori usuranti dell’agricoltura o delle grandi industrie del dopoguerra. Una popolazione che vive più a lungo e spesso in condizioni migliori rispetto al passato, ma che porta con sé nuove sfide sociali ed economiche.
Tra i temi affrontati, uno dei più delicati riguarda il sistema pensionistico italiano. Antonio Nesci ha posto una domanda diretta: se l’aspettativa di vita cresce e l’età media di ingresso nel mondo del lavoro si sposta sempre più avanti, sarà inevitabile alzare ulteriormente l’età pensionabile?
Maria Brunella Stancato ha espresso forti perplessità su questa prospettiva, sottolineando come non sia corretto scaricare sui lavoratori il peso della crisi del sistema previdenziale. Piuttosto, secondo la presidente dell’associazione, diventa fondamentale educare le persone alla pianificazione del proprio futuro economico.
Nel corso della trasmissione è stato affrontato il tema delle pensioni integrative e della necessità, soprattutto per le giovani generazioni, di costruire forme di tutela economica aggiuntive rispetto alla pensione pubblica. Un argomento che assume particolare rilevanza in un contesto caratterizzato dal sistema contributivo e dalla crescente precarietà lavorativa.
“Molti giovani – è stato evidenziato – arrivano a quarant’anni senza una stabilità occupazionale. Questo significa che rischiano di avere pensioni insufficienti per mantenere un tenore di vita dignitoso”.
Il confronto si è poi spostato sul welfare e sulle difficoltà del sistema sanitario nazionale. Pur riconoscendo il valore universale della sanità italiana, Maria Brunella Stancato ha sottolineato le criticità legate ai tempi di attesa, alla carenza di risorse e ai continui tagli ai fondi sociali.
Secondo la presidente, il welfare non può essere ridotto esclusivamente all’assistenza sanitaria. Significa anche sostegno alle famiglie, aggregazione sociale, servizi per la disabilità, supporto psicologico e aiuto concreto ai caregiver.
Uno dei passaggi più intensi del dibattito ha riguardato proprio la situazione di chi assiste familiari affetti da patologie neurodegenerative come Alzheimer o Parkinson. Stancato ha descritto il dramma silenzioso di molte persone costrette a gestire da sole situazioni estremamente pesanti, spesso senza alcun sostegno concreto.
“Ci sono caregiver chiusi in casa con persone che diventano estranee a causa della malattia – ha spiegato – e non esistono servizi sufficienti nemmeno per garantire loro poche ore di sollievo”.
Particolarmente forte anche il richiamo al problema delle dipendenze e della ludopatia, fenomeni spesso sommersi ma sempre più diffusi. Durante gli incontri organizzati dall’associazione sarebbero emerse richieste d’aiuto provenienti da famiglie segnate dal gioco compulsivo, un problema che colpisce non soltanto i singoli ma interi nuclei familiari.
Nel corso della diretta è stato inoltre affrontato il tema dello spopolamento del Sud Italia. Un fenomeno che non riguarda più soltanto i giovani, ma coinvolge intere famiglie. Sempre più spesso, infatti, i genitori anziani decidono di trasferirsi vicino ai figli emigrati per motivi lavorativi, contribuendo ulteriormente allo svuotamento dei piccoli centri del Mezzogiorno.
Secondo Maria Brunella Stancato, servirebbe una strategia politica capace di creare condizioni economiche e sociali tali da permettere alle persone di restare nei territori d’origine senza essere costrette a spostarsi per necessità.
Il dibattito ha toccato anche il ruolo degli anziani nella società contemporanea. Antonio Nesci ha ricordato le numerose esperienze di volontariato attive in molte città italiane: dagli anziani volontari che regolano il traffico davanti alle scuole ai progetti di “pedibus” per accompagnare i bambini.
Tuttavia, Stancato ha espresso forte contrarietà rispetto all’idea di spingere sistematicamente gli over 67 verso nuove forme di servizio civile obbligato o para-obbligato. Secondo la sua visione, chi ha lavorato per una vita deve avere il diritto di dedicarsi alla famiglia, al tempo libero, ai nipoti e alla propria serenità personale.
Nel confronto è intervenuto anche Francesco Mannarino, direttore di Calabria Diretta News, che ha definito gli anziani “una risorsa fondamentale per il Paese”. Secondo Mannarino, il problema nasce quando la politica e le istituzioni non riconoscono questo valore sociale.
“Se gli anziani non vengono considerati una risorsa – ha affermato – diventano automaticamente un problema, e il primo settore a subire tagli è sempre il welfare”.
Mannarino ha però evidenziato anche gli aspetti positivi presenti sul territorio italiano, sottolineando il ruolo decisivo svolto da associazioni, centri sociali e realtà del volontariato che operano quotidianamente accanto alle persone fragili.
Nel finale del confronto è emersa una riflessione più ampia sul rapporto tra economia, politica e qualità della vita. Antonio Nesci ha richiamato alcune recenti considerazioni del professor Antonio Viscomi, secondo cui lo sviluppo sociale non può basarsi soltanto sulle leggi, ma necessita di crescita economica reale, investimenti, lavoro e partecipazione civica.
Una riflessione condivisa anche da Francesco Mannarino, che ha sottolineato come il benessere collettivo dipenda dall’impegno diffuso di cittadini, istituzioni, associazioni e mondo produttivo.
Dal confronto emerge dunque una fotografia complessa dell’Italia contemporanea: un Paese che vive più a lungo, ma che deve fare i conti con pensioni fragili, welfare sotto pressione, nuove povertà sociali e profonde trasformazioni demografiche.
Gli anziani italiani appaiono oggi più attivi, più consapevoli e più partecipi rispetto al passato. Ma la vera sfida dei prossimi anni sarà capire se il sistema economico, sanitario e sociale riuscirà davvero ad accompagnare questa nuova longevità senza lasciare indietro le persone più fragili.
Affrontare la scomparsa di una persona cara è un momento particolarmente delicato che richiede supporto,…
TRECASTAGNI - Ai piedi dell’Etna, nel cuore della Sicilia, arriva un evento unico nel suo…
Si riaccende il conflitto tra Israele e Iran. Nelle prime ore di lunedì, l’aviazione israeliana…
Un potente terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito nelle prime ore della mattina le Filippine…
La diplomazia americana sta cercando di evitare una nuova escalation tra Israele e Iran, ma…
Ogni azienda comunica, anche quando non se ne accorge. Lo fa con le parole che…