C’è chi passa la vita dietro una scrivania e chi, invece, osserva il mondo da un parabrezza. Davide Destradi, conducente triestino con quasi trent’anni di servizio alle spalle, appartiene alla seconda categoria. Ma la sua non è soltanto la storia di un autista di autobus. È la storia di un uomo che ha trasformato il lavoro quotidiano in un grande racconto umano fatto di incontri, sorrisi, emozioni e aneddoti che sembrano usciti da una sceneggiatura cinematografica.
Protagonista di una lunga intervista andata in onda su “Fast News Flatform”, Destradi ha raccontato il successo del suo libro presentato nelle scorse ore al Salone Internazionale del Libro di Torino, un’opera autobiografica che raccoglie episodi realmente vissuti durante il suo lavoro sulle linee del trasporto pubblico triestino. Un libro che, tra ironia e malinconia, restituisce il ritratto autentico di una città e dei suoi abitanti.
“Il segreto del successo di questo libro? Sono tutte cavolate realmente successe”, ha esordito sorridendo. Una frase che riassume perfettamente il suo stile narrativo: leggero, autoironico, popolare, ma profondamente umano.
Il titolo dell’opera è già una dichiarazione d’identità. “La smonta la prossima”, espressione in dialetto triestino che richiama il classico “scende alla prossima”, è diventato quasi un manifesto culturale della triestinità. “Non è friulano, è triestino”, ha precisato divertito durante l’intervista, sottolineando con simpatia le differenze culturali interne al Friuli Venezia Giulia.
Destradi racconta Trieste senza filtri, con i suoi vizi e le sue virtù. Lo fa dal punto di vista privilegiato di chi ogni giorno attraversa la città, osserva le persone, ascolta storie, intercetta emozioni. “Io vedo la città, vedo il mondo da un punto di vista privilegiato. Non potrei mai stare chiuso in un ufficio”, ha spiegato.
Il suo racconto è anche un inno al cosiddetto “morbine”, parola tipicamente triestina che indica quella voglia di vivere, di scherzare, di avere sempre la battuta pronta. “Mi riconosco molto in questo spirito”, ha detto. E in effetti la sua energia contagiosa emerge in ogni episodio narrato.
Da dieci anni, racconta, ha scelto di eliminare dalla propria vita tutto ciò che considera tempo perso. Guida autobus, allena i bambini a minibasket, fa teatro amatoriale, scrive, cura pagine social, realizza dirette e si dedica perfino agli anziani nelle case di riposo. “La preziosità della vita è il tempo. Non puoi buttarlo via”, ha affermato.
Ed è proprio nelle case di riposo che nascono molti dei suoi racconti. “Vado a trovare le nonnine che sono sole, racconto episodi degli autobus e dei tram di una volta. Loro tornano indietro nel tempo e mi regalano nuovi aneddoti. Potrei scrivere un’enciclopedia”.
Nel corso dell’intervista sono emersi episodi esilaranti che sembrano usciti da una commedia all’italiana. Uno dei più divertenti riguarda una dentiera caduta accidentalmente sulla sua coscia mentre era alla guida. “Come giravo a sinistra la dentiera andava a destra sul cruscotto. Sembrava un carillon”, ha raccontato tra le risate generali, spiegando di aver chiesto all’editore di inserire almeno la foto dell’episodio nel libro perché “altrimenti nessuno mi crede”.
E ancora: il documento di servizio volato fuori dal finestrino durante una giornata di Bora fortissima. “Sembravo un ballerino in piazza mentre cercavo di recuperarlo”, ha ricordato. Alla fine, quando riuscì a risalire sull’autobus con il foglio in mano, i passeggeri gli regalarono un applauso spontaneo.
La Bora, del resto, è una presenza costante nella vita dei triestini e anche nei racconti di Destradi. “Una volta si è aperto perfino un portellone laterale dell’autobus. Sembrava un aeroplano”, ha detto scherzando. “L’autista deve mangiare tanto e diventare pesante per zavorrare l’autobus” ha replicato con ironica Antonio Nesci, editore del Gruppo e conduttore della trasmissione.
Dietro la comicità, però, emerge anche una riflessione profonda sul cambiamento della società. “Da trent’anni vedo come sono cambiati gli utenti e il mondo”, ha spiegato. Eppure il suo approccio resta sempre improntato alla leggerezza e all’empatia. “Puoi arrabbiarti tutti i giorni oppure divertirti prendendo spunto da tutto”.
Molti episodi riguardano anche i colleghi, descritti come autentici personaggi teatrali. Tra scherzi ai semafori e battute improvvisate davanti ai passeggeri, il lavoro diventa quasi una performance quotidiana. Uno degli aneddoti più ricorrenti tra gli autisti riguarda persino situazioni imbarazzanti vissute credendo di essere soli in autobus. “Poi senti la signora dietro che dice: salute!”, ha raccontato ridendo.
Ma accanto alle risate ci sono momenti di grande delicatezza. Come quando aspetta qualche secondo in più prima di chiudere le porte per lasciare che due giovani fidanzati si salutino con un bacio. “Io ho il potere di interrompere quel momento oppure di aspettare. E tutti sull’autobus capiscono”.
Un modo di vivere il lavoro che ha colpito profondamente anche gli ascoltatori collegati dall’estero. Dall’Argentina, una donna di nome Liliana lo ha definito “una persona straordinaria”, aggiungendo che “il mondo avrebbe bisogno di molti Davide”. Parole che hanno emozionato il conducente triestino, da sempre convinto che “la gente dovrebbe ridere di più”.
“Un giorno senza un sorriso è un giorno perso”, ha ricordato citando Charlie Chaplin. Per Destradi il sorriso è davvero una lingua universale. “Il linguaggio della simpatia apre tutte le porte”, sostiene. E questo gli permette di comunicare anche con i tanti turisti che oggi scoprono Trieste.
Secondo il conducente-scrittore, infatti, la città sta vivendo una nuova stagione turistica. “Tutti mi dicono: non sapevo che Trieste fosse così bella”. E lui, tra una corsa e l’altra, diventa anche una sorta di guida turistica improvvisata, spiegando ai visitatori dove trovare la statua di Italo Svevo o il Museo Revoltella.
Non mancano nemmeno i riconoscimenti ufficiali. Il Comune di Trieste gli ha consegnato una medaglia per aver raccontato “l’ironia e la triestinità” attraverso il suo libro. “Ho ricevuto i complimenti del sindaco, del presidente, dei colleghi e degli utenti”, ha detto con orgoglio.
Intanto il successo continua anche sui social, dove la sua pagina “I racconti di Dade” raccoglie migliaia di follower. E c’è già un nuovo progetto editoriale in cantiere: “Quando la parti”, sequel del primo libro ambientato tra Miramare e il lungomare triestino, con quattro personaggi bloccati su un autobus durante un evento climatico.
Una narrazione che conferma quanto Destradi abbia trovato una formula rara: raccontare la normalità trasformandola in letteratura popolare. Perché dentro un autobus, ogni giorno, sale e scende un intero pezzo di umanità.
E forse è proprio questo il motivo per cui le sue storie funzionano così bene: non parlano soltanto di autobus, ma della vita stessa.
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