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Cyberattacchi, petroliere e tensione militare: il Medio Oriente torna a infiammarsi tra Iran, Israele e USA

La sicurezza energetica e le tensioni geopolitiche tornano a intrecciarsi in un quadro internazionale sempre più instabile. Secondo funzionari statunitensi citati dalla CNN, hacker collegati all’Iran sarebbero responsabili di una serie di intrusioni informatiche contro sistemi di monitoraggio del carburante in diverse stazioni di rifornimento negli Stati Uniti.

Gli attacchi avrebbero preso di mira dispositivi di misurazione automatici collegati a Internet e non adeguatamente protetti. Gli hacker sarebbero riusciti a manipolare i dati relativi ai livelli di carburante nei serbatoi, senza però alterarne fisicamente il contenuto. Nessun danno concreto sarebbe stato registrato, ma l’episodio ha riacceso l’allarme sulla vulnerabilità delle infrastrutture critiche americane, con esperti di cybersecurity che avvertono: un accesso simile potrebbe, in teoria, consentire di mascherare perdite o guasti con potenziali ricadute sulla sicurezza.

Sul fronte energetico e diplomatico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato in un’intervista a Fox News che tre petroliere cinesi cariche di petrolio iraniano avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz con il via libera di Washington. “Abbiamo permesso che passassero”, ha affermato Trump, precisando che l’autorizzazione sarebbe stata concessa prima della sua visita a Pechino. Un passaggio che riporta l’attenzione sulla delicata gestione dei flussi energetici globali e sulle triangolazioni tra Cina e Iran.

Intanto, secondo il New York Times, Stati Uniti e Israele sarebbero impegnati in intensi preparativi per una possibile ripresa delle operazioni militari contro l’Iran già dalla prossima settimana. Fonti mediorientali citate dal quotidiano parlano dei preparativi “più estesi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco”, segnalando un possibile ulteriore irrigidimento dello scenario regionale.

A rafforzare il clima di allerta contribuisce anche la decisione delle Forze di Difesa israeliane (IDF) di dichiarare “zona militare chiusa” un tratto costiero di 5,7 chilometri al confine con il Libano, tra Rosh Hanikra e Nahariya. L’area è stata interdetta all’accesso dopo una valutazione operativa, in seguito a recenti incidenti che hanno coinvolto droni e tensioni con Hezbollah.

Il quadro che emerge è quello di un equilibrio sempre più fragile: cyberattacchi, mosse militari preventive e manovre energetiche si intrecciano in un contesto in cui ogni sviluppo sembra poter innescare nuove escalation.

Redazione

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