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Stati Uniti, mandato d’arresto per l’ex capo dell’FBI James Comey: accuse di minacce contro Donald Trump

Negli Stati Uniti è stato emesso un mandato d’arresto nei confronti dell’ex direttore dell’FBI James Comey, accusato per la seconda volta di aver minacciato di morte il presidente Donald Trump attraverso un post sui social media. La misura, che potrebbe portare a breve alla detenzione dell’ex capo del Bureau, rappresenterebbe un evento senza precedenti nella storia delle istituzioni federali americane.

La decisione sarebbe maturata sotto la direzione di Todd Blanche, attuale procuratore generale ad interim e già avvocato personale del presidente. La precedente attorney general, Pam Bondi, rimossa nelle scorse settimane, non era riuscita a ottenere incriminazioni nei confronti di figure considerate ostili all’amministrazione.

Alla base dello scontro tra Trump e Comey vi è una lunga tensione politica e istituzionale. Quando era alla guida dell’FBI, Comey aveva condotto le indagini sul cosiddetto “Russiagate”, relativo ai presunti legami tra la campagna elettorale di Trump e la Russia. Nel 2017, poco dopo l’insediamento alla Casa Bianca, Trump lo licenziò, segnando una rottura definitiva. Da allora l’ex direttore è diventato uno dei critici più espliciti del tycoon.

Secondo quanto riportato nell’atto depositato presso un tribunale della North Carolina, l’accusa più recente riguarda un episodio risalente a circa un anno fa. Durante una vacanza sulla costa, Comey pubblicò su Instagram una fotografia raffigurante alcune conchiglie disposte a formare la scritta “86 47”. Il numero “86”, nel gergo americano, può indicare “eliminare” o “rimuovere”, ed è stato interpretato dagli inquirenti come un riferimento implicito a un’azione violenta, mentre “47” richiamerebbe Trump, 47º presidente degli Stati Uniti.

Il post, inizialmente accompagnato da una didascalia che lo descriveva come una semplice “composizione carina”, venne successivamente rimosso dopo le reazioni indignate di utenti e membri dell’amministrazione. Secondo l’accusa, tuttavia, il messaggio costituirebbe una minaccia esplicita: Comey avrebbe “consapevolmente e volontariamente minacciato di togliere la vita al presidente degli Stati Uniti e di infliggergli danni fisici”.

Sul fronte politico, il caso ha già acceso un duro scontro. Il senatore democratico Dick Durbin ha definito l’iniziativa giudiziaria come il segnale di una “disperata ricerca” da parte dei vertici del Dipartimento di Giustizia di compiacere Trump, assecondandone – secondo Durbin – “i peggiori istinti e il bisogno di vendetta personale”.

La vicenda si inserisce in un clima di forte polarizzazione politica negli Stati Uniti e rischia di avere ripercussioni rilevanti sul piano istituzionale, sollevando interrogativi sull’indipendenza della giustizia e sul rapporto tra potere esecutivo e organi federali investigativi.

Redazione

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