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Usa: si dimette la segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer, terza uscita femminile dal governo Trump

Travolta da scandali e indagini interne, lascia dopo 13 mesi. La Casa Bianca parla di “passaggio al settore privato”, ma il siluramento era atteso da settimane.

Nuovo scossone nell’amministrazione di Donald Trump: la segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer ha rassegnato le dimissioni dopo 13 mesi di mandato, diventando la terza donna a uscire dal governo negli ultimi mesi. La decisione arriva al termine di settimane di pressioni e polemiche legate a una serie di scandali che hanno coinvolto lei e il suo staff.

Secondo la versione ufficiale diffusa dalla Casa Bianca, Chavez-DeRemer lascia per “assumere una posizione nel settore privato”, formula già utilizzata in precedenza per l’uscita della procuratrice generale Pam Bondi. Il direttore della comunicazione Steven Cheung ha elogiato il suo operato, parlando di “lavoro fenomenale” nella tutela dei lavoratori americani e nella promozione di pratiche occupazionali più eque.

Dietro la narrazione ufficiale, però, il clima era da tempo compromesso. Il siluramento della ministra era considerato imminente già da settimane, soprattutto dopo l’apertura, lo scorso gennaio, di un’indagine da parte dell’ispettore generale del Dipartimento del Lavoro Anthony D’Esposito.

Le accuse sono pesanti: spese non autorizzate, comportamenti inappropriati sul posto di lavoro e presunti abusi di risorse pubbliche. Tra i punti più controversi, anche una presunta relazione extraconiugale con un membro della sua scorta e l’utilizzo improprio di eventi ufficiali – secondo l’accusa inventati da collaboratori di alto livello – per coprire viaggi personali. A questo si aggiungerebbero segnalazioni sull’uso di alcol durante l’orario lavorativo.

L’uscita di Chavez-DeRemer segue quella di Kristi Noem, che era stata ricollocata in un ruolo più simbolico legato alle politiche migratorie e alla sicurezza con i Paesi dell’America Latina.

Un nuovo capitolo, dunque, nella gestione turbolenta dell’esecutivo Trump, dove le dimissioni ai vertici continuano a susseguirsi tra versioni ufficiali rassicuranti e retroscena ben più complessi.

Redazione

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