La crisi del carburante aereo entra nel vivo e scuote il trasporto europeo. Il gruppo Lufthansa ha annunciato la cancellazione di circa 20mila voli a corto raggio tra maggio e ottobre, una decisione drastica legata al forte aumento del prezzo del cherosene, più che raddoppiato dall’inizio delle tensioni nel Golfo Persico e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
I voli cancellati riguardano esclusivamente Lufthansa CityLine, la divisione regionale del gruppo, la cui chiusura – prevista inizialmente per il 2027 – è stata anticipata. L’obiettivo è ridurre i collegamenti meno redditizi e contenere i costi operativi in un momento particolarmente delicato per il settore.
Secondo la compagnia, il taglio dei voli permetterà un risparmio stimato di circa 40mila tonnellate di carburante. Le cancellazioni sono già partite: circa 120 voli giornalieri sono stati eliminati a partire dal 20 aprile, con effetti almeno fino alla fine di maggio. I passeggeri coinvolti sono stati informati.
La decisione arriva alla vigilia della stagione estiva, tradizionalmente la più redditizia per le compagnie. Nonostante ciò, Lufthansa assicura che l’approvvigionamento di carburante resterà “ampiamente stabile”, grazie a strategie di acquisto e copertura dei prezzi.
Il gruppo – che comprende anche ITA Airways, Swiss International Air Lines, Austrian Airlines e Brussels Airlines – precisa che le cancellazioni non riguardano le altre compagnie controllate.
Sul fronte politico, l’Unione europea si prepara a intervenire. I ministri dei Trasporti stanno valutando un pacchetto di misure per evitare una carenza di carburante, dopo l’allarme dell’Agenzia Internazionale dell’Energia che segnala scorte inferiori alle sei settimane.
Tra le ipotesi allo studio:
Il piano europeo dovrebbe essere presentato il 22 aprile.
Quella di Lufthansa non è un caso isolato. Diverse compagnie stanno riducendo la programmazione:
Coinvolti anche vettori asiatici e oceanici come Cathay Pacific, Air New Zealand e Qantas.
Il settore aereo si trova così davanti a un’estate ad alta tensione, tra rincari energetici, instabilità geopolitica e necessità di riorganizzare le rotte. Con i negoziati internazionali ancora incerti, resta una domanda cruciale: il sistema riuscirà a reggere senza ulteriori cancellazioni?
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