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Iran, abbattuti due caccia Usa: un pilota disperso. Teheran rivendica, tensione alle stelle nel Golfo

La guerra tra Stati Uniti e Iran segna una svolta critica con l’abbattimento, per la prima volta dall’inizio del conflitto, di un caccia americano nei cieli iraniani. Secondo fonti militari statunitensi, un F-15E Strike Eagle è stato colpito dalla contraerea di Teheran, aprendo uno scenario inedito e altamente rischioso sul piano militare e diplomatico.

L’aereo, con equipaggio di due piloti, è precipitato in territorio ostile. Una complessa operazione di ricerca e soccorso ha consentito il recupero di uno dei due aviatori, mentre resta sconosciuta la sorte del secondo. Il Pentagono lo considera ufficialmente disperso. Media iraniani parlano di una possibile cattura, ma al momento non esistono conferme indipendenti. Durante le operazioni di recupero, almeno un elicottero americano sarebbe stato colpito dal fuoco terrestre, riuscendo comunque a rientrare.

Due funzionari statunitensi hanno riferito al New York Times che un secondo velivolo, un A-10 Warthog, è precipitato nelle acque del Golfo Persico, nei pressi dello Stretto di Hormuz. Il pilota è stato tratto in salvo incolume, ma l’Iran ha rivendicato anche questo episodio, sostenendo di aver intercettato e colpito il jet con i propri sistemi di difesa aerea. Secondo fonti locali, anche due elicotteri impegnati nei soccorsi sarebbero stati danneggiati.

L’escalation militare si accompagna a un irrigidimento politico. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non essere ancora in grado di stabilire quale sarà la risposta americana nel caso in cui il pilota disperso venga catturato dalle forze iraniane: “Speriamo che ciò non accada”, ha affermato, mentre la Casa Bianca monitora costantemente la situazione con il team per la sicurezza nazionale riunito.

Nel frattempo, secondo l’agenzia iraniana Fars, Teheran avrebbe respinto una proposta statunitense per una tregua di 48 ore, rispondendo invece con il proseguimento delle operazioni militari. Un segnale che conferma quanto il conflitto sia entrato in una fase di alta intensità, con margini sempre più ridotti per una de-escalation immediata.

Sul fronte diplomatico internazionale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è atterrata a Gedda, in Arabia Saudita, per una missione nel Golfo che la porterà anche in Qatar ed Emirati Arabi Uniti. L’obiettivo è rafforzare la sicurezza energetica italiana in un’area strategica sempre più instabile.

Un appello al dialogo arriva invece dal Vaticano: Papa Leone XIV ha avuto un colloquio telefonico con il presidente israeliano Isaac Herzog, sottolineando la necessità di riaprire tutti i canali diplomatici per porre fine al conflitto e garantire una pace duratura nella regione.

Intanto, sul terreno, si registrano nuove esplosioni a Teheran e attacchi incrociati che coinvolgono anche altri attori regionali, mentre lo Stretto di Hormuz resta uno dei punti più sensibili per gli equilibri globali, soprattutto sul piano energetico.

Il quadro complessivo restituisce l’immagine di una guerra sempre più complessa e pericolosa, in cui ogni incidente rischia di trasformarsi in un detonatore per un’escalation su scala più ampia.

Redazione

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