Economia

Crisi nel Medio Oriente: pesanti ripercussioni sull’export italiano di erba medica

La guerra in Medio Oriente, ormai alla quinta settimana, sta aprendo scenari sempre più preoccupanti, con effetti diretti non solo sull’economia regionale, ma anche su quella globale. A destare preoccupazione è in particolare il blocco dello Stretto di Hormuz, che sta rallentando i trasporti marittimi e mettendo a rischio filiere strategiche per l’export europeo e italiano.

Secondo quanto riportato da fonti internazionali, tra cui la CNN, paesi come le Filippine potrebbero presto trovarsi senza rifornimenti di carburante e gasolio. Negli Stati Uniti, Donald Trump ha annunciato una possibile tregua, subito smentita dall’Iran. L’opinione pubblica statunitense resta molto preoccupata per gli esiti incerti del conflitto.

L’impatto della crisi si fa sentire soprattutto sulla filiera agricola. L’Italia, tra i principali esportatori europei di erba medica – un foraggio essenziale per la produzione di latte e carne – sta registrando ripercussioni immediate sui costi, sulla distribuzione e sul trasporto dei prodotti. A spiegarlo è il dottor Riccardo Severi. “L’erba medica, conosciuta anche come Alfa Alfa, è fondamentale per la nutrizione animale e per la rigenerazione dei terreni. L’Europa produce quantità elevate, ma gran parte va esportata verso paesi che non hanno sufficiente acqua per coltivarla localmente, come Arabia Saudita e alcuni stati asiatici”.

Il processo di disidratazione permette di trasportare il prodotto in container via nave verso porti internazionali, con un forte indotto su trasporti, energia e lavoro. Tuttavia, il blocco dello Stretto di Hormuz sta creando problemi di congestione nei porti, aumento dei costi di trasporto e rischi assicurativi. “Ogni automezzo impiegato nell’export subisce un aumento di circa 15 mila euro solo per il carburante – sottolinea Severi – e il rischio di speculazione è alto”.

Il presidente della filiera italiana dei Foraggi, Gian Luca Bagnara, conferma la gravità della situazione: “La filiera vale oltre 300 milioni di euro, più della metà destinata all’export extraeuropeo. Ogni settimana subiamo danni economici considerevoli, con milioni di euro persi in export e costi di produzione in aumento. La ripresa non sarà immediata, anche una volta riaperti i flussi internazionali”.

Oltre all’impatto economico, la crisi rischia di avere ripercussioni occupazionali. L’aumento dei costi di energia e materie prime, combinato alla mancanza di scorte e alla dipendenza dai mercati internazionali, mette a rischio la continuità produttiva e i posti di lavoro. “È una tempesta perfetta – osserva Severi – che obbliga a rivedere il sistema economico e la logistica internazionale, fino ad oggi governata più da logiche finanziarie che da esigenze produttive reali”.

Dal punto di vista strategico, esperti ed esponenti del settore sottolineano la necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico e agricolo, puntando su rinnovabili e autonomie locali, per ridurre la dipendenza da crisi esterne.

In questo contesto, la filiera italiana dell’erba medica si trova al centro di una delle più complesse sfide internazionali degli ultimi anni, con effetti diretti sull’economia nazionale e sulla sicurezza alimentare globale.

Redazione

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