Secondo quanto riportato dal portale online Sky TG24, che cita a sua volta i dati di Eurostat, i costi delle bollette dell’energia sono, per quanto riguarda l’Italia, tra i più elevati in Europa.
Rispetto alla media europea, si registra infatti un +15% per l’energia elettrica e un +8% per il gas, tanto che le famiglie hanno sostenuto, a parità di consumi, una spesa aggiuntiva di 130 euro annui.
È dunque evidente l’incidenza delle tariffe luce e gas sul bilancio degli italiani: una situazione che porta a riflettere sull’importanza di comprendere quanto si paga, il primo passo per valutare con consapevolezza un eventuale cambio di fornitore. Analizzare le condizioni del mercato non è sufficiente se non si sa interpretare correttamente la bolletta.
Leggere la bolletta assomiglia, per molte persone, a un labirinto, complice la presenza di diverse voci non semplici da interpretare, almeno se non si sa in che modo guardarle. Il documento, sia cartaceo che digitale, in genere si suddivide in:
Queste le voci fisse. Ce ne sono anche altre che possono essere presenti (ma non necessariamente).
Nelle bollette in cui vengono considerati importi già pagati, a causa ad esempio di errori legati alle letture o ad altre modifiche di varia natura, appare la voce ricalcoli.
Possono inoltre essere contemplate le quote di abbonamento al canone RAI e il cosiddetto bonus sociale. Quest’ultimo secondo l’ARERA “è presente solo nelle bollette dei clienti cui è riconosciuto il bonus sociale (o una sua quota parte), e comprende l’importo accreditato al cliente a titolo di bonus.”
Come si può intuire, solo una parte dell’importo in bolletta dipende direttamente dal contratto sottoscritto con il fornitore. Le componenti regolate e fiscali sono stabilite a livello nazionale.
Si rivela dunque fondamentale distinguere tra quota fissa e quota variabile: la prima non cambia al variare dei consumi, la seconda cresce o diminuisce in base all’energia effettivamente utilizzata.
Cosa incide davvero sul prezzo finale? Oltre alla tipologia della tariffa, tale importo dipende da diversi fattori:
Anche le misure governative possono incidere temporaneamente sulla spesa. È questo il caso del cosiddetto Decreto bollette, emanato recentemente dal Governo a sostegno delle famiglie a basso reddito.
Questi strumenti possono ridurre l’impatto complessivo, ma non sono di per sé decisivi nella scelta del fornitore. Un eventuale cambio è una procedura semplice dal punto di vista operativo, ma dovrebbe basarsi su dati concreti, partendo da quelli dichiarati in bolletta.
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