Abruzzo

Caso della “famiglia nel bosco”, Meloni critica le decisioni del Tribunale dei Minorenni: “Ulteriore trauma per i bambini”

La vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco” continua a far discutere e arriva anche al centro del dibattito politico nazionale. A intervenire è stata la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che sui social ha commentato con toni duri le decisioni assunte dal Tribunale per i Minorenni dell’Aquila nel caso della famiglia Trevallion.

“Le ultime notizie che riguardano la famiglia Trevallion, la ‘famiglia nel bosco’, mi lasciano senza parole”, ha scritto la premier. Il riferimento è alla scelta del tribunale di affidare ai servizi sociali i tre bambini che vivevano con i genitori immersi nella natura, collocandoli in una casa-famiglia.

Secondo quanto riportato, successivamente sarebbe stato deciso anche l’allontanamento della madre dalla struttura protetta dove le era stato inizialmente consentito di restare insieme ai figli, con la conseguente separazione anche tra i minori.

Per Meloni si tratta di una decisione che rischia di aggravare la situazione emotiva dei bambini. “È una decisione che infligge ai bambini un ulteriore, pesantissimo trauma, dopo la separazione dal padre”, ha affermato la presidente del Consiglio, esprimendo vicinanza ai minori e ai loro genitori, che – a suo giudizio – sarebbero stati colpiti da “una assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico”.

Nel suo intervento, la premier ha poi richiamato il ruolo dei tribunali per i minorenni, sottolineando che il loro compito dovrebbe essere quello di tutelare i minori in situazioni di maltrattamento, abuso o abbandono, sempre nel superiore interesse del bambino.

“Dove sarebbe il superiore interesse del minore – si chiede Meloni – quando dei bambini vengono allontanati dal padre, poi dalla madre, per restare mesi in una casa-famiglia sempre più soli, perché i giudici non condividono lo stile di vita della famiglia?”.

La presidente del Consiglio ha inoltre ribadito una posizione netta sul rapporto tra Stato e famiglia. “Non è compito della giustizia, e dello Stato in generale, sostituirsi ai genitori, decidere come vadano educati i figli o imporre uno stile di vita fondato su standard chiaramente ideologici”, ha scritto.

“Perché i figli non sono dello Stato: i figli sono delle mamme e dei papà”, ha concluso la premier, aggiungendo che uno Stato – o una magistratura – che pretenda di sostituirsi ai genitori “ha dimenticato i suoi limiti”.

Il caso della famiglia Trevallion resta dunque al centro di un acceso confronto pubblico, tra tutela dei minori, autonomia familiare e ruolo delle istituzioni, destinato probabilmente a proseguire nei prossimi giorni anche sul piano politico e giuridico.

Redazione

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