L’escalation militare in Medio Oriente sta iniziando a produrre effetti concreti anche sul commercio internazionale e sulle rotte energetiche globali. Secondo quanto riferito dalla Lloyd’s Market Association, circa 1.000 navi mercantili si trovano attualmente bloccate nelle acque dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il traffico energetico.
A rendere noto il dato è stata Sheila Cameron, amministratrice delegata dell’associazione che rappresenta gli assicuratori del mercato dei Lloyd’s of London. Secondo la dirigente, circa la metà delle imbarcazioni ferme trasporta petrolio e gas, con un valore complessivo dei carichi stimato oltre i 25 miliardi di dollari.
Il blocco, legato alle tensioni militari nella regione, rischia di avere ripercussioni immediate sui mercati energetici globali. Lo Stretto di Hormuz rappresenta infatti uno dei principali “colli di bottiglia” del commercio mondiale di idrocarburi: attraverso questo tratto di mare transitano ogni giorno enormi quantità di petrolio e gas dirette verso Europa, Asia e Stati Uniti.
Gli analisti del settore assicurativo e marittimo temono che il protrarsi della crisi possa provocare un aumento dei premi assicurativi per la navigazione nelle zone di guerra, oltre a possibili ritardi nelle forniture energetiche e nuove pressioni sui prezzi del petrolio e del gas.
La situazione viene monitorata con grande attenzione dai mercati internazionali e dagli operatori logistici, mentre cresce il timore che un ulteriore aggravarsi del conflitto possa trasformare lo Stretto di Hormuz in uno dei principali fronti economici della crisi mediorientale.
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