Ad Abu Dhabi sono iniziati i colloqui trilaterali tra Ucraina, Russia e Stati Uniti, i primi incontri diretti tra le delegazioni dei due Paesi dall’estate scorsa, dopo le tre tornate mediate dalla Turchia a Istanbul. Al centro delle discussioni, come confermato dal Cremlino, rimane la questione territoriale.
“Le forze armate ucraine devono lasciare il territorio del Donbass”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, condizione che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito di non poter accettare. Zelensky ha inoltre annunciato che, a Davos, ha concordato con il presidente Donald Trump la fornitura di munizioni per il sistema di difesa aerea Patriot, senza specificarne il numero.
I colloqui, definiti da Zelensky “un passo avanti”, vedono una forte presenza di mediatori americani, guidati dall’inviato speciale Steve Witkoff e dal genero di Trump, Jared Kushner. Giovedì scorso, Witkoff e Kushner hanno incontrato Vladimir Putin per quattro ore, in un colloquio che il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov ha definito “franco e basato sulla fiducia”.
Durante gli incontri, la Russia ha ribadito che una soluzione a lungo termine del conflitto non può prescindere dalla “formula di Anchorage”, ovvero dagli accordi che Putin e Trump avrebbero raggiunto lo scorso Ferragosto in Alaska. “Fino a quando questo obiettivo non sarà raggiunto, la Russia continuerà a perseguire gli obiettivi dell’operazione militare speciale sul campo di battaglia”, ha aggiunto Ushakov.
Zelensky ha confermato che il nodo principale resta il Donbass, sottolineando che i colloqui ad Abu Dhabi serviranno a chiarire “il modo in cui le tre parti lo vedono”.
Le delegazioni presenti includono, per l’Ucraina, Rustem Umerov, segretario del Consiglio di sicurezza nazionale, e Kyrylo Budanov, capo dell’ufficio presidenziale. La Russia ha inviato, oltre a Kostyukov, capo dell’intelligence del ministero della Difesa, anche Kirill Dmitriev, consulente presidenziale per gli investimenti esteri, che discuterà con gli Stati Uniti le prospettive economiche in caso di pace, incluso il possibile utilizzo di un miliardo di dollari congelati negli Usa per la ricostruzione dei territori danneggiati, in particolare quelli del Donbass rivendicati dalla Russia.
I negoziati, che dureranno due giorni, non sembrano destinati a produrre una svolta immediata, ma segnano un ritorno al dialogo diretto dopo mesi di mediazioni.
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