Calabria

Gianluca Gallo e la forza delle radici

di Paolo Fedele *

Trentamila preferenze non sono solo un numero. Sono una dichiarazione di fiducia, un segnale forte, quasi viscerale, arrivato dalle urne calabresi. Gianluca Gallo quelle preferenze se le è guadagnate sul campo, giorno dopo giorno, lavoro dopo lavoro. Ed è anche per questo che il presidente Roberto Occhiuto lo ha voluto nuovamente al suo fianco, affidandogli ancora una volta un assessorato strategico: Agricoltura, Mobilità, Aree interne e Minoranze linguistiche.

Un incarico che non nasce oggi. Era il 2020 quando la compianta Jole Santelli, con il suo intuito politico, gli affidò per la prima volta l’Agricoltura. Poi la conferma nella prima Giunta Occhiuto nel 2022. Oggi, a suggellare un percorso, arriva anche un primato che parla da solo: Gianluca Gallo è stato il primo assessore in Italia a utilizzare integralmente, e nei tempi previsti, tutti i fondi europei destinati all’agricoltura. Un risultato che pesa più di mille slogan.

Di lui hanno detto che è “il più bravo d’Italia”. Lo ha detto Occhiuto, e potrebbe sembrare una dichiarazione scontata. Ma lo ha ribadito anche il ministro Francesco Lollobrigida, notoriamente più incline alle gaffe che ai complimenti. E quando i riconoscimenti arrivano da più parti, allora vale la pena ascoltare.

Quando Gallo mise piede per la prima volta alla Cittadella regionale, dell’agricoltura sapeva poco o nulla. E proprio per questo non improvvisò. Chiese faldoni, decine di faldoni. Voleva capire, studiare, entrare nei meccanismi. Da avvocato era abituato a divorare carte, a leggere migliaia di pagine per scovare il dettaglio che fa la differenza. Quella stessa metodologia l’ha applicata all’Assessorato. I risultati non si sono fatti attendere: già dopo poche settimane, la macchina aveva cambiato passo, ritmo, ambizione.

Gianluca Gallo è, semplicemente, un grande lavoratore. Uno che crede negli impegni presi, soprattutto con gli agricoltori. Uno che ha deciso di scommettere su una sfida che molti giudicavano impossibile: traghettare l’agricoltura calabrese fuori dal recinto della tradizione immobile e portarla dentro la modernità, l’innovazione, la sostenibilità. “Non si può fare”, gli dicevano. Ma chi conosce la caparbietà di un calabrese verace – Gallo è di Cassano allo Ionio – sa che quando si mette in testa una cosa difficilmente molla.

Il consenso elettorale, alla fine, è solo la certificazione di un lavoro fatto con entusiasmo, competenza e, soprattutto, passione. Passione vera, sorprendente per uno che fino a pochi anni prima si occupava di cibo e vino solo per piacere personale. Uno che ignorava le dinamiche delle coltivazioni, che non conosceva le difficoltà dei giovani decisi a tornare alla terra, che non immaginava nemmeno la complessità del mondo contadino. Un mondo antico, forse, ma tutt’altro che superato. Un mondo che oggi sta cambiando pelle, e in questa trasformazione Gianluca Gallo è protagonista instancabile, convinto che il futuro della Calabria passi anche – e soprattutto – dall’agricoltura.

Perché questa regione possiede tesori irripetibili: coltivazioni uniche, tipicità esclusive come il bergamotto di Reggio Calabria, prodotti di qualità straordinaria, vini che hanno raggiunto una maturità riconosciuta e apprezzata nei mercati internazionali. L’enogastronomia è un pilastro di qualsiasi serio progetto di sviluppo territoriale. Ma perché funzioni davvero, serve una filiera solida, sostenuta, accompagnata da politiche lungimiranti.

I numeri parlano chiaro: la Calabria è seconda in Italia per agricoltura biologica, l’export agroalimentare traina il PIL regionale e l’occupazione nel settore continua a crescere. Non è un caso. È il frutto di una visione, di un lavoro silenzioso ma concreto, di una passione che non si spegne a fine mandato.

E forse è proprio questo il segreto di Gianluca Gallo: non aver mai smesso di credere che la terra, se rispettata e valorizzata, possa diventare il motore più potente del riscatto calabrese.

Redazione

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