di Antonio Montesanti *
Buongiorno tutto il giorno da Porto Santa Venere.
Qualche annetto fa frequentava spesso il mio studio in corso San Francesco l’architetto Domenico Carreri, profondamente innamorato in modo colto della storia e del paesaggio di Pizzo.
Lo ricordo con piacere grazie all’articolo che oggi fb mi ha riproposto. Un caso? Non so. Forse l’algoritmo legato a quanto accade oggi lungo la costa pizzitana.
Quante notizie, aneddoti interessanti mi donava sulla sua città ed i suoi monumenti, ad ogni incontro.
Architetto di solida formazione e figura pubblica stimata, la cui presenza discreta ma autorevole aveva contribuito, per anni, a mantenere vivo un rapporto equilibrato tra progetto, città e paesaggio.
La stampa locale, nel darne notizia al momento della scomparsa, ne restituì un ritratto chiaro e condiviso: Carreri non era soltanto un professionista apprezzato, ma un tecnico colto, profondamente legato al centro storico di Pizzo, attento alla conservazione del patrimonio urbano e paesaggistico e critico verso quegli interventi capaci di trasformare e snaturare forme e sembianze originarie.
Questa percezione pubblica, coeva e documentata, consente di collocarlo con precisione all’interno di una cultura del progetto fondata sulla misura, sul rispetto del contesto e sulla responsabilità civile.
La sua attività, svolta prevalentemente in ambito locale, si caratterizzò per un approccio non invasivo, lontano da logiche di forzatura del territorio. In un tempo in cui il progetto tende sempre più spesso a ridursi a soluzione tecnica immediata, Carreri concepiva l’architettura come atto consapevole, destinato a incidere sulla lunga durata dei luoghi e sulla memoria collettiva.
È legittimo affermare che l’assenza di Carreri pesa oggi come un vuoto culturale. Non perché egli rappresentasse un freno al cambiamento, ma perché incarnava una figura di tecnico capace di interrogare criticamente le trasformazioni, specialmente quando esse coinvolgono beni collettivi non riproducibili, come il paesaggio costiero.
La sciagurata scelta del tipo di intervento attualmente in atto lungo la costa di Pizzo appare ancora più grave se letta in controluce a questa assenza: manca una voce colta, interna alla città, capace di opporre al mero dato tecnico una visione complessiva del rapporto tra mare, linea storica della costa e identità urbana. Non è un caso che proprio mentre scompaiono figure come Carreri, si affermino soluzioni che trattano il paesaggio come problema da contenere e non come valore da comprendere.
Ricordare oggi Domenico Carreri non significa attribuirgli parole mai pronunciate, ma riconoscere, sulla base di fonti documentate, la coerenza di una cultura del progetto che oggi non trova più rappresentanza. La sua memoria diventa così non strumento polemico, ma criterio di giudizio: misura silenziosa di ciò che Pizzo ha perso, non solo in termini umani e professionali, ma soprattutto culturali.
Che sia la migliore delle vostre giornate 🥰
* Riceviamo e pubblichiamo
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