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Chet Baker, tra mito e disincanto: a Montegabbione una rilettura critica del trombettista più controverso del jazz

Comprendere Chet Baker significa attraversare uno dei territori più ambigui e affascinanti della storia del jazz del Novecento. Artista amatissimo e al tempo stesso contestato, icona fragile e irregolare, Baker continua a dividere pubblico, musicologi e musicisti, oscillando tra seduzione melodica e marginalità storica. A questa figura complessa è dedicato l’incontro in programma il 21 dicembre al Teatro Comunale di Montegabbione (Terni), che propone una rilettura lontana dai cliché celebrativi e dalle narrazioni omologate.

Protagonista dell’appuntamento sarà Francesco Cataldo Verrina, autore e saggista non allineato, che presenterà una propria interpretazione del trombettista dell’Oklahoma attraverso la narrazione critica del libro Chet Baker, Vissi d’Arte, Vissi d’Amore. Un titolo che, come lo stesso autore chiarisce, si presta a più livelli di lettura e che introduce un racconto improntato a realismo, rigore storico e assenza di retorica.

Accanto alla parola scritta e narrata, la musica. Il Trio Baker Street / Memories Of Chet – con Diego Ruvidotti alla tromba e al flicorno, Luca Grassi al contrabbasso e Marco Pellegrini alla batteria – accompagnerà la narrazione con esecuzioni mirate, pensate per sottolineare le diverse fasi artistiche e biografiche di Baker. Non un semplice tributo, ma un dialogo costante tra parola e suono, in cui ogni brano diventa chiave di lettura di un momento preciso della sua parabola umana e musicale.

Chet Baker resta un caso unico: oltre duecento album, una produzione spesso discontinua e segnata dalla necessità, una carriera condizionata da una vita dissoluta, dagli abusi e da un’esistenza vissuta sul filo del rasoio. Eppure, proprio da questa fragilità è scaturita una musica capace di una forza seduttiva straordinaria, sostenuta da un fraseggio levigato, da un lirismo immediato e da una voce che ha trasformato il canto in confessione intima ed elegiaca. Un linguaggio che ha generato schiere di epigoni, soprattutto in Europa e in Italia, ma che ha anche attirato critiche feroci: c’è chi lo ha considerato un musicista marginale rispetto alle grandi evoluzioni del jazz afroamericano, un interprete più che un innovatore, capace soprattutto di intercettare il gusto del pubblico bianco.

L’incontro di Montegabbione attraversa tutte queste contraddizioni: dal giovane talento ammirato persino da Charlie Parker, al musicista in fuga dall’America, legato a un’Europa che – e l’Italia in particolare – avrà un peso decisivo nella sua vita; dal bohémien apolide, irascibile e autodistruttivo, fino alla fase finale, segnata da una consapevolezza dolorosa del tempo che si esaurisce, ma anche dalla nascita di alcuni dei suoi lavori più intensi e maturi.

Un percorso che non assolve né condanna, ma prova a restituire la complessità di un artista che, nel bene e nel male, ha incarnato una parte essenziale dell’immaginario jazzistico del Novecento. Forse, come suggerisce Verrina, la verità su Chet Baker sta nel mezzo. O forse sta proprio nella sua irriducibile contraddizione.

L’appuntamento è per sabato 21 dicembre, dalle ore 17.30, al Teatro Comunale di Montegabbione, con il patrocinio del Comune. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Un’occasione per ascoltare, riflettere e rimettere in discussione uno dei miti più discussi della musica del secolo scorso.

Redazione

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