In una dichiarazione densa di immagini e riferimenti musicali, il critico Francesco Cataldo Verrina ha raccontato la genesi e il senso del suo recente omaggio a Charlie Parker, spiegando come la sua interpretazione nasca più dalla “tempra dello speaker radiofonico” che da quella attoriale. «Mia moglie me lo dice sempre: non hai una tempra attorale. Ma io ho registrato tutto con la sensibilità di chi viene dalla radio, con quel fraseggio spezzato che appartiene alla mia esperienza», afferma Verrina, descrivendo una modalità espressiva che richiama lo slang poetico del bebop.
Il critico evoca il mito di Parker attraverso un flusso di immagini quasi visionarie, recuperando la dimensione spirituale e liberatoria della sua musica. «Le parole sembrano sconnesse, come frasi che Charlie Parker avrebbe potuto pronunciare o suonare. Avevi la sensazione del mattino presto, della gioia di un’eremita o del grido perfetto di una band selvaggia», spiega, raccontando la vibrazione emotiva che il sax contralto del genio afroamericano sapeva generare nelle jam session e nei club.
Verrina ricorda il volto di Parker «calmo, bello e profondo come un Buddha dagli occhi socchiusi», un’immagine con cui la critica jazzistica ha spesso identificato il sassofonista, simbolo di perfezione musicale e insieme di tormento umano. «Era il musicista perfetto, capace di dire “tutto va bene” semplicemente suonando», afferma, sottolineando come il suo lamento brillante e penetrante riuscisse a far vibrare intere sale senza che il pubblico ne fosse davvero consapevole.
Nella sua dichiarazione, il critico traccia un parallelo tra Parker e i grandi della storia della musica, definendolo «importante quanto Beethoven, ma mai considerato tale». Ne ripercorre la figura come direttore naturale, «raffinato conduttore di orchestra e d’archi», capace di stare davanti ai musicisti «fiero e tranquillo», dominando la scena con un carisma quasi mistico.
Il racconto assume toni elegiaci quando Verrina cita gli eccessi, le cadute e la fragilità del sassofonista: «Buchi nel braccio e nel portafoglio, eppure suonava con perfezione l’ancia». È una preghiera laica quella che il critico rivolge infine al musicista: «Charlie Parker, perdonami per non aver risposto ai tuoi occhi. Prega per me e per tutti nel nirvana del tuo cervello». Un’invocazione che celebra il lascito spirituale del jazz e la capacità di Parker di “condurre fino all’orlo dell’eternità” con il suo suono.
Con questa dichiarazione, Verrina consegna al pubblico un tributo appassionato che è insieme riflessione critica e confessione personale, un modo per riaffermare la grandezza di Charlie Parker e la forza evocativa della sua musica, ancora capace di parlare al presente.
A Perugia il confronto tra Andrea Emo e Anselm Kiefer: «Creare significa anche distruggere» «L’arte…
PERUGIA – L’artigianato come chiave di lettura della relazione tra persone, oggetti e memoria. È…
Arriva ad Ancona, dopo il successo nelle principali città italiane, dalla Campania all’Abruzzo, uno dei…
«La sanità della Valnerina inizia una nuova vita». Con queste parole la sindaca di Monteleone…
Quando si organizza un viaggio di gruppo, un trasferimento aeroportuale o uno spostamento aziendale, comfort…
La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che chiede il ritiro…