Il mondo della musica italiana piange la scomparsa di Ornella Vanoni, morta a 91 anni nella sua casa di Milano, stroncata da un arresto cardiocircolatorio. I soccorritori del 118 sono arrivati poco prima delle 23, ma ogni tentativo di rianimarla è stato inutile. La cantante aveva confidato nei giorni precedenti di non sentirsi bene, lamentando dolori alla schiena e problemi cardiaci. In estate era stata ricoverata proprio per complicazioni al cuore. Fino all’ultimo, però, aveva mantenuto la sua inconfondibile ironia: scherzava sulla morte, diceva di aver già scelto un abito Dior per il funerale e desiderava che Paolo Fresu suonasse in quell’occasione.
Con Ornella Vanoni scompare una delle voci più autorevoli e riconoscibili della musica italiana, capace di attraversare generazioni, generi e linguaggi. Interprete di rara sensibilità, aveva fatto dialogare la canzone d’autore con il jazz, la musica brasiliana e la tradizione mediterranea, costruendo un repertorio che resta scolpito nella memoria collettiva.
Tra i suoi lavori più raffinati, il critico musicale Francesco Cataldo Verrina ha voluto ricordare Ornella &…, un disco che definisce “un episodio singolare nella storia della canzone italiana”, in cui brani di Tenco, Battisti, Endrigo, De Gregori, Dalla e Buscaglione vengono riletti come veri e propri standard jazz grazie a un parterre di musicisti internazionali.
Verrina racconta:
«“Ornella &…” rappresenta un repertorio di autori nazionali trasportato oltreoceano e riletto da alcuni fra i più raffinati protagonisti del jazz internazionale. Ornella, sostenuta dal produttore Sergio Bardotti, affidò composizioni di epoche e stili differenti ad artisti come George Benson, Herbie Hancock, Gil Evans, Ron Carter, Steve Gadd, Michael e Randy Brecker, Lee Konitz, Herbie Mann, Eliane Elias e molti altri. Ognuno di loro plasmò la materia sonora con il proprio timbro, delineando un tessuto che oscilla fra la memoria della canzone d’autore e l’invenzione improvvisativa».
Nel suo ricordo, Verrina sottolinea anche la straordinaria duttilità della cantante:
«La voce di Ornella Vanoni, sempre consapevole e musicalmente eloquente, si adatta con naturalezza a ruoli differenti: languida interprete di ballads, narratrice di memorie nazionali, protagonista di episodi che oscillano fra leggerezza e gravità, ironia e impegno. Sostenuta da solisti di tale calibro, acquisisce una fisionomia nuova, posizionandosi fra la tradizione italiana e il respiro del jazz americano».
Un omaggio che diventa anche una rilettura critica del contributo della Vanoni alla musica del Novecento:
«L’ascolto di Ornella &… restituisce un’antologia che non si limita a celebrare la canzone d’autore, ma la rielabora come repertorio universale. La Vanoni si conferma interprete di solida formazione, ad imperitura memoria, capace di far dialogare mondi apparentemente distanti: la tradizione mediterranea e la libertà inventiva dell’idioma afro-americano».
Con la morte di Ornella Vanoni si chiude un capitolo irripetibile della cultura musicale italiana. Ma la sua voce – sensuale, malinconica, inconfondibile – continua a risuonare, come un filo che unisce epoche, stili e generazioni.
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