Nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Perugia si è svolta la cerimonia di insediamento del nuovo Magnifico Rettore, professor Massimiliano Marianelli.
Uno dei passaggi più significativi del suo discorso è stato dedicato al tema della pace e del dialogo, di grande attualità oggi, in particolare alla luce dell’arrivo imminente di Papa Leone XIV ad Assisi, in programma il prossimo 20 novembre.
Marianelli ha sottolineato che l’Università è una comunità di persone, dove fiducia, collaborazione e relazioni autentiche costituiscono la forza dell’Ateneo. Ha espresso un sentito ringraziamento al suo predecessore, professor Maurizio Oliviero, per il lavoro svolto e per aver lasciato un Ateneo forte, stabile e rispettato.
Ha indicato le linee guida del suo mandato: apertura verso il territorio e il mondo, valorizzazione del diritto allo studio, rafforzamento dei legami con istituzioni locali e internazionali, e impegno per la costruzione della pace, nel solco del pensiero di San Francesco d’Assisi e Aldo Capitini.
Di seguito il testo integrale del discorso pronunciato dal Rettore Massimiliano Marianelli:
personale tecnico e amministrativo, bibliotecario e Collaboratori ed esperti linguistici, amiche e amici dell’Università,
oggi viviamo un momento che segna insieme una conclusione e un inizio.
Il passaggio di consegne tra due rettori non è soltanto un rito accademico: è il segno concreto della vitalità di una comunità che, nel susseguirsi delle persone, custodisce un’unica missione — quella di servire il sapere e la società.
Desidero anzitutto rivolgere un ringraziamento sincero al Magnifico Rettore prof. Maurizio Oliviero per il lavoro svolto, per la dedizione e la passione con cui ha guidato il nostro Ateneo in anni complessi e decisivi.
Il bilancio del suo mandato testimonia un’Università che ha saputo crescere, innovare e mantenere alto il suo profilo scientifico e civile, anche nei momenti più difficili.
A lui va la gratitudine di tutta la comunità accademica, per aver lasciato un Ateneo forte, stabile e rispettato.
Ringrazio anche la governance, direttori di dipartimento, senato accademico, consiglio di amministrazione, revisori, membri del nucleo di Valutazione e del Presidio di qualità: con loro evidentemente tutta la nostra comunità accademica.
Oggi raccolgo questo testimone con emozione e con profondo senso di responsabilità.
So che eredito non solo un patrimonio di risultati, ma una comunità di persone: docenti, ricercatori, personale tecnico e amministrativo, bibliotecario e Collaboratori ed esperti linguistici, studenti.
Sono loro — siamo noi — la vera forza dell’Università: l’Università è comunità di persone.
La nostra identità non è fatta solo di edifici, corsi di studio o regolamenti, ma di relazioni vive, che ogni giorno tessono la trama della vita accademica.
Ecco perché, per me, l’Università non è un luogo chiuso o autoreferenziale:
è una comunità umana e intellettuale, dove ciascuno trova riconoscimento e responsabilità, dove la differenza diventa ricchezza.
Oggi, insieme, iniziamo un nuovo percorso: spetta a noi vivere questo tempo.
Il tempo di dare forma concreta al progetto che abbiamo immaginato e costruito insieme, passo dopo passo, durante i mesi di confronto e di ascolto che hanno preceduto questo momento.
È il tempo di trasformare le idee condivise in azione collettiva, di far vivere il disegno di Università che abbiamo scritto non su un programma, ma nella fiducia reciproca.
Ogni giorno ci è richiesto di rinnovare lo spirito: di guardare avanti con coraggio, con misura e con la consapevolezza che la nostra missione è comune.
Il tempo che inizia oggi è un tempo di apertura:
Sarà anche un tempo di responsabilità condivisa.
Il governo di un Ateneo è la cura di un equilibrio: tra autonomia e collaborazione, tra decisione e ascolto, tra innovazione e tradizione.
L’ascolto, come ho spesso detto, non è debolezza, ma la condizione della buona decisione.
Tutto il mio impegno si fonda su quattro parole che guideranno il nostro cammino comune:
Persone – ogni scelta, ogni progetto, ogni riforma deve partire dal riconoscimento del valore e della dignità del lavoro di ciascuno.
Conoscenza – è il fondamento della libertà e il più grande contributo che l’Università può offrire alla società.
Comunità – non siamo singoli in competizione, ma un corpo che cresce insieme, valorizzando la diversità dei ruoli e dei talenti.
Relazioni – la qualità della vita accademica, della ricerca e della didattica dipende dalla capacità di costruire fiducia, rispetto, collaborazione e dialogo.
Le relazioni sono la linfa del sapere: senza relazioni non c’è comunità, e senza comunità non c’è Università.
E, come ricordavo con Leonard Cohen:
“C’è una crepa in ogni cosa: è così che entra la luce.”
Nelle ferite che toccano ogni esistenza si aprono spiragli di luce, passaggi che svelano la bellezza dell’alterità e della diversità, da cui può rinascere la speranza.
“La vita è l’arte dell’incontro” — scriveva Vinicius de Moraes.
L’incontro è il luogo in cui nascono relazioni, significati, percorsi condivisi: e la nostra Università è, prima di tutto, questo spazio di relazioni.
Ma l’incontro autentico richiede anche la forza di scegliere.
Talvolta, siamo chiamati a dire dei no, a prendere decisioni che non tutti comprendono subito.
Lo faremo — e mi impegno personalmente a farlo — sempre nello spirito del Bene comune, della lealtà istituzionale e della cura verso questa comunità.
Ogni scelta, anche la più difficile, avrà come unico orizzonte il servizio all’Università, alle sue persone e al suo futuro.
Persone, perché ogni scelta, ogni progetto, ogni riforma deve partire dal riconoscimento del valore e della dignità del lavoro di ciascuno e al benessere della nostra comunità.
In questa prospettiva, il diritto allo studio è il primo e più concreto strumento di giustizia: garantire a tutti la possibilità di formarsi significa rendere viva la missione dell’Università pubblica, che non esclude, ma accoglie, accompagna e promuove.
L’Università di Perugia non è soltanto nel cuore della città, ma vive in tutte le sue sedi, che sono parte integrante della sua identità e della sua missione.
Terni, Narni, Assisi, Foligno, Gubbio, Castiglione del Lago — e tutte le altre realtà in cui operiamo — non sono periferie, ma centri vitali della nostra presenza culturale e formativa.
Un’Università nel territorio ma sempre aperta al mondo: la nostra identità è essere per gli altri (ricordava Mounier) con e per gli altri.
Ogni sede rappresenta una porta aperta sul territorio e una finestra sul mondo.
Rafforzeremo i legami con le istituzioni locali, con le scuole, con le imprese, con il tessuto sociale ed economico umbro, convinti che l’Università è tanto più forte quanto più è radicata nella sua comunità.
E continueremo a dialogare con la Regione Umbria, le Provincie di Perugia e Terni e istituzioni territoriali, tutti gli enti e realtà che sono legati al nostro Ateneo, con spirito costruttivo e autonomia di pensiero, perché la collaborazione tra Università e istituzioni è la base di uno sviluppo sostenibile e condiviso.
La nostra comunità è nel territorio, certamente, ma è anche uno spazio di relazioni aperte al mondo.
L’Università di Perugia è da sempre una terra di incontro: tra culture, lingue, saperi e tradizioni.
Nel dialogo con il mondo riconosciamo non solo un orizzonte di crescita scientifica, ma anche una responsabilità etica e culturale.
Ogni relazione internazionale è, per noi, un gesto di pace: un modo per condividere conoscenza, promuovere comprensione reciproca e costruire ponti in un tempo che troppo spesso alza muri.
Le relazioni internazionali non sono dunque un capitolo amministrativo della vita accademica, ma un’espressione della nostra identità più profonda — quella di un Ateneo che si sente parte della comunità scientifica globale e, insieme, della comunità umana universale.
Vogliamo continuare a coltivare questa apertura, investendo nella cooperazione accademica, nella mobilità di studenti e docenti, nella costruzione di partenariati solidali che uniscano ricerca, formazione e impegno civile.
Permettetemi un saluto particolare agli amici venuti da fuori, dal Brasile — Univali e PUC Rio de Janeiro — e da Lyon, al Prorettore alle Relazioni Internazionali prof. Franck Violet, da più vicino alla prorettrice dell’Università di Macerata, prof.ssa Catia Giaconi: la loro presenza testimonia il valore e la vitalità dei nostri legami internazionali, e ci ricorda che l’Università è, per sua natura, un ponte tra popoli e un laboratorio di pace.
Desidero rivolgere un saluto particolare a don Ivan Maffeis, Vescovo di Perugia e Città della Pieve, la cui presenza oggi onora e arricchisce questa cerimonia.
La dimensione spirituale, alla quale il suo ministero ci richiama, è ciò che edifica una comunità autentica: non soltanto un’identità culturale o sociale, ma una realtà fatta di persone che, nella loro ricerca, riconoscono il bisogno di qualcosa che le trascende.
In senso ampio, alto e profondo, ognuno di noi è chiamato a coltivare quella dimensione dello spirito che rende possibile la convivenza, la cura reciproca e la costruzione del bene comune.
Grazie, don Ivan, per la sua presenza e per la testimonianza discreta e luminosa che offre alla nostra città e alla nostra Università di cui è un riferimento forte.
Nel nostro tempo, segnato da conflitti e fratture, sentiamo forte la responsabilità di contribuire alla costruzione della Pace — non come assenza di guerra, ma come presenza attiva di giustizia, dialogo e rispetto.
L’Università di Perugia, nel cuore dell’Umbria, terra di Francesco e di Capitini, porta in sé una vocazione naturale alla pace e alla nonviolenza.
Aldo Capitini ci ha insegnato che la pace è “apertura alla realtà di tutti”, un gesto di relazione che abbatte muri e costruisce comunione.
E Francesco d’Assisi, che da questa terra ha parlato al mondo, ci ricorda che la pace è possibile solo quando si riconosce nell’altro un fratello.
Da questa tradizione nasce l’impegno del nostro Ateneo: promuovere percorsi di formazione e di ricerca dedicati alla cultura della pace, della mediazione, del dialogo tra i popoli e tra i saperi.
Perché un’Università che educa alla pace educa anche alla responsabilità, alla libertà e alla speranza.
Restituire un senso di Umanità alle generazioni che verranno e di cui siamo responsabili e a quelle che ci hanno preceduto e del loro impegno per continuare l’umano:
“Nella pace si gioca l’umanità degli esseri umani”, ripete Simone Weil.
Voglio che la nostra Università continui a essere sempre più un luogo di speranza e fiducia.
In un tempo attraversato da incertezze, dobbiamo riaffermare il valore del sapere come bene comune, la libertà della ricerca come strumento di progresso, e la centralità delle persone come misura di ogni decisione.
Il futuro non ci è dato: va costruito, ogni giorno, con pazienza e visione.
E sono convinto che insieme sapremo farlo, se manterremo saldo il senso di comunità che ci unisce.
Consentitemi, in chiusura, di esprimere una sola parola che riassume tutte le altre: gratitudine.
Gratitudine verso chi ha guidato e servirà ancora questa istituzione;
verso chi insegna, ricerca, amministra, studia;
verso chi, anche da posizioni diverse, crede che l’Università sia un bene pubblico, da difendere e da rinnovare con intelligenza e passione.
Il mio impegno, da oggi, è di essere un Rettore dialogante, vicino alle persone, capace di custodire e far crescere questa eredità.
Con la consapevolezza che la forza dell’Università di Perugia non sta nei suoi muri, ma nelle relazioni, nelle persone e nella fiducia reciproca che ci lega.
Nel 2028, festeggeremo 720 anni di questa nostra istituzione: dobbiamo essere orgogliosi e fieri di essere un “tra” in questa importante e grande tradizione.
Per quanto potrò, cercherò di tenere insieme e ricucire laddove si creino divisioni, certo che insieme potremo guardare avanti.
Ora iniziamo insieme il percorso che abbiamo disegnato.
Con coraggio, con equilibrio e con speranza.
È questo il tempo di credere, ancora una volta, nella potenza delle relazioni e nella bellezza del futuro che costruiamo insieme.
Grazie.
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