di Paolo Fedele *
La grande azione riformista del Ministro della Difesa Guido Crosetto, che in maniera mirabile sta cercando di dare un nuovo impulso alla qualità delle Forze Armate rendendole sempre più connesse alla realtà, ci invita a proporre una riflessione e una necessaria rivisitazione dell’attività premiale nel mondo militare.
Nel mondo militare, la ricompensa non è soltanto un atto formale: è un gesto di riconoscenza, un simbolo che distingue il dovere dall’eccezionalità, la quotidianità dal sacrificio.
Eppure oggi, l’attività premiale – quell’insieme di strumenti che dovrebbe valorizzare il merito, sostenere la motivazione e riconoscere la virtù – rischia di perdere la sua essenza, travolta da automatismi, consuetudini e criteri che non sempre riflettono il reale valore delle azioni compiute.
L’encomio, semplice o solenne, deve tornare a essere ciò che è: un tributo raro, riservato a chi davvero si distingue, a chi compie gesti che vanno oltre il dovere, a chi incarna l’onore, la disciplina e il sacrificio.
Non un adempimento di circostanza, non una formalità da palazzo, ma un riconoscimento autentico che nasca dal campo, da chi ogni giorno vive le difficoltà del servizio operativo, lontano dai riflettori e dai privilegi delle stanze di comando.
Oggi, purtroppo, il sistema premiale, così come strutturato, genera spesso sproporzioni nelle graduatorie i e malumori tra il personale.
È doveroso chiedersi se i criteri di attribuzione e i benefici connessi alle ricompense siano ancora coerenti con la realtà che i militari vivono ogni giorno – soprattutto coloro che operano nei teatri operativi, interni ed esterni, dove il rischio, la fatica e la responsabilità sono costanti.
Premiare non significa distribuire, ma distinguere.
E distinguere richiede sensibilità, trasparenza, equità e – soprattutto – rispetto per il valore che la parola “encomio” porta con sé.
Restituire autenticità all’attività premiale significa valorizzare l’intera istituzione.
Significa impedire che l’elogio e l’encomio perdano la loro forza morale, il loro potere motivante, la loro nobile funzione di riconoscimento di chi si è veramente distinto per capacità, coraggio e dedizione.
Per questo, occorre una revisione profonda e consapevole del sistema premiale, che lo renda nuovamente:
– strumento di giustizia, e non di privilegio;
– veicolo di merito, e non di formalità;
– occasione di coesione, e non di divisione;
e, soprattutto, un riconoscimento rivolto a chi vive ogni giorno il servizio reale, il teatro operativo, il sacrificio quotidiano.
Solo così l’encomio tornerà a essere ciò che deve essere:
un onore raro, un riconoscimento autentico, un segno tangibile di straordinarietà.
Un simbolo che unisce, ispira e nobilita l’intera comunità militare.
* Vice Segretario Nazionale USIM
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