Due agguati, due giovanissime vite spezzate in una sola notte. A Capizzi, piccolo centro dei Nebrodi, e a Boscoreale, nel Napoletano, il sangue ha macchiato le strade di sabato sera trasformando l’ennesimo weekend in un dramma di violenza. Le vittime sono Giuseppe Di Dio, 16 anni, studente dell’Istituto Alberghiero di Capizzi, e Pasquale Nappo, 18 anni, operaio incensurato di Pompei.
A Capizzi, in via Roma, Giuseppe Di Dio era davanti ad un bar quando un’auto con tre persone a bordo si è fermata nei pressi. Uno dei passeggeri è sceso e ha esploso diversi colpi d’arma da fuoco. Il ragazzo è stato colpito mortalmente, mentre un altro giovane – rimasto ferito ma non in pericolo di vita – è stato soccorso. I carabinieri, intervenuti immediatamente, hanno fermato tre persone: un ventenne, ritenuto l’autore materiale della sparatoria, il fratello diciottenne e il padre quarantottenne.
Secondo le prime ricostruzioni, l’obiettivo del raid non sarebbe stato il giovane Giuseppe né l’amico ferito. Gli inquirenti della Procura di Enna ritengono che il 20enne volesse colpire un’altra persona, con la quale avrebbe avuto contrasti personali. Il padre e il fratello sono accusati di aver accompagnato l’omicida sul luogo dell’agguato. I tre devono rispondere di omicidio, tentato omicidio, detenzione abusiva di armi, porto di arma clandestina, lesioni personali e ricettazione. L’arma del delitto – una pistola con matricola abrasa – è stata recuperata e sequestrata dai carabinieri.
Poche ore dopo, la violenza ha colpito ancora, questa volta in Campania. A Boscoreale, in piazza Pace, due persone a bordo di uno scooter hanno esploso un colpo di pistola ad altezza d’uomo contro un gruppo di ragazzi. Pasquale Nappo, 18 anni, è stato colpito nella zona dell’ascella. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Castellammare di Stabia, è morto poco dopo il ricovero.
I carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata hanno avviato le indagini per ricostruire l’accaduto. Al momento non si esclude nessuna pista, compresa quella di un regolamento di conti. Le testimonianze raccolte dai presenti e le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona potrebbero fornire elementi utili all’identificazione degli aggressori.
Due storie diverse, unite da un tragico destino comune: l’assurda facilità con cui le armi finiscono nelle mani di giovanissimi e la fragilità di territori dove i conflitti personali o le dinamiche di gruppo si trasformano in tragedie irreparabili. Due famiglie distrutte, due comunità sconvolte, e un Paese che ancora una volta si ritrova a piangere figli appena affacciati alla vita.
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