Vendere online è diventato alla portata di tutti, ma farlo in modo stabile è un’altra cosa. A prescindere dal settore, il problema non è “aprire un eCommerce”: il punto vero è farlo crescere, performare, diventare un canale di fatturato prevedibile.
Tra le strategie più in voga del momento c’è quella della diversificazione dei canali di vendita, cioè della creazione di tanti punti di contatto tra brand e cliente. Una delle soluzioni più apprezzate, e di cui parleremo a breve, è l’uso dei marketplace online per vendere i tuoi prodotti da tanti punti vendita contemporaneamente.
Come vedremo, per poter gestire questa nuova complessità, esistono appositi strumenti e strategie.
Limitarsi al proprio sito è un errore. Anche se l’eCommerce è costruito bene, performante e ottimizzato, restare confinati su un unico canale riduce la visibilità e rallenta la scalabilità. Diversificare vuol dire portare i propri prodotti dove già c’è traffico, dove le persone stanno già cercando. Parliamo di marketplace come Amazon, eBay, ManoMano, Etsy, Zalando; ognuno ha regole proprie, ma tutti rappresentano un’opportunità reale per intercettare utenti che non sarebbero mai atterrati sul proprio sito.
A questo si aggiunge una leva ancora sottovalutata: il pricing dinamico. Sui marketplace è la norma; su un eCommerce proprietario è spesso trascurato. Ma lavorare con prezzi rigidi è inefficiente. I prezzi dovrebbero cambiare in base alla domanda, al comportamento degli utenti, alla concorrenza, alla stagione.
Esistono strumenti — da quelli integrabili nei CMS fino a soluzioni avanzate — che permettono di aggiornare i listini in modo automatico, coerente e profittevole. Il risultato? Più margine nei momenti favorevoli, meno abbandoni nei picchi di concorrenza.
Una delle fonti di traffico più sottovalutate è quella che nasce dal passaparola strutturato. Non stiamo parlando di “sperare” che il cliente parli bene dell’azienda: stiamo parlando di incentivarlo a farlo.
Il referral marketing funziona quando viene progettato come una parte del funnel. Chi ha comprato può diventare un venditore, se ha qualcosa da guadagnarci: sconti, accessi anticipati, vantaggi. Il sistema deve essere semplice, trasparente e integrato nel post-vendita. I clienti soddisfatti sono una risorsa: basta saperli attivare.
In parallelo, nessuna strategia di vendita può prescindere da retargeting e remarketing. Il primo lavora sui visitatori del sito che non hanno convertito; il secondo si rivolge a chi ha già acquistato o ha avuto interazioni più profonde. Entrambi servono a non sprecare traffico.
Le campagne possono lavorare in logiche differenti: recupero carrelli abbandonati, riattivazione clienti dormienti, upsell post-vendita. Il punto chiave è segmentare bene: non basta inseguire chiunque abbia visitato una pagina. Bisogna distinguere chi ha cercato informazioni da chi ha quasi acquistato, chi ha comprato una volta da chi è già fedele.
La maggior parte degli eCommerce non sfrutta tutto il potenziale del cliente acquisito. Se una persona ha già deciso di comprare, è nel momento di massima fiducia: ed è lì che si gioca il valore medio dell’ordine. Le tecniche di up sell e cross sell non sono “trucchi da marketing aggressivo”, ma strumenti per migliorare l’esperienza utente e, insieme, l’efficienza commerciale.
L’up sell propone una versione superiore (più performante, più capiente, più completa) del prodotto scelto. Il cross sell, invece, offre prodotti complementari. Funziona quando è credibile, utile e ben contestualizzato. Ad esempio: chi compra una macchina del caffè può essere interessato a capsule compatibili, tazzine, o un pacchetto assistenza. Ma tutto sta nel modo in cui viene proposto. Non bastano i soliti “potrebbe piacerti anche”. Serve un ragionamento personalizzato, basato sulla navigazione, sulla cronologia d’acquisto, sulla stagionalità.
Il punto è semplice: ogni ordine è un’occasione per aumentare valore, soddisfazione e fidelizzazione. Chi ha acquistato una volta è molto più vicino al secondo acquisto di quanto non lo sia un nuovo utente. Quindi non basta aspettare che torni: bisogna sapergli parlare nel momento giusto, con la proposta giusta.
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