I tabaccai non sono obbligati ad accettare pagamenti con carte di credito o debito per le sigarette e altri prodotti sottoposti a monopolio di Stato. È quanto stabilito da una recente sentenza del giudice di pace di Genova, che potrebbe rappresentare un importante precedente nella delicata questione dell’obbligatorietà del Pos per gli esercenti.
La vicenda risale al 2024, quando un cliente si è visto rifiutare il pagamento con carta di un pacchetto di sigarette. L’uomo ha prontamente chiamato la Guardia di Finanza, che ha redatto un verbale di contestazione nei confronti del rivenditore. Il tabaccaio ha impugnato il provvedimento davanti al prefetto di Genova, senza successo, ma ha poi ottenuto ragione dal giudice di pace, che ha annullato la multa.
Nelle motivazioni della sentenza si legge che il rivenditore, autorizzato dal Monopolio di Stato, opera “nell’esclusivo interesse del beneficiario del pagamento”, al quale riversa interamente il prezzo dei prodotti. Il guadagno dell’esercente si limita a una percentuale fissa, che non può essere aumentata. Contestualmente, il tabaccaio non ha la possibilità di variare i prezzi né di compensare i costi derivanti dalle commissioni dei pagamenti elettronici.
Il giudice ha richiamato una norma del 2010, modificata nel 2017, che vieta di aumentare il prezzo di un bene a seconda della modalità di pagamento utilizzata dal consumatore. Di conseguenza, la commissione del Pos finisce per erodere direttamente il già esiguo margine dell’esercente, con un impatto tale da giustificare, secondo il tribunale, il rifiuto della transazione elettronica.
La sentenza richiama anche il principio costituzionale della libertà d’impresa, sebbene, trattandosi di una controversia di competenza del giudice di pace, non si renda necessario l’intervento della Corte Costituzionale. Ciò non toglie che il pronunciamento crei un precedente giuridico destinato a fare discutere, specialmente in ambito fiscale e commerciale.
Il caso riaccende il dibattito politico sull’obbligatorietà del Pos. Dal 2014, infatti, i commercianti italiani sono tenuti ad accettare pagamenti elettronici, ma per anni la norma è rimasta priva di sanzioni effettive. Solo nel 2022 è stata introdotta una multa per gli esercenti che si rifiutano di accettare carte o bancomat.
Proprio nel 2022, uno dei primi interventi del governo Meloni fu un tentativo – poi fallito – di escludere dall’obbligo del Pos i pagamenti sotto i 60 euro. La proposta fu ritirata in seguito alle critiche della Commissione europea, che temeva un aumento dell’evasione fiscale.
La decisione del giudice di pace di Genova, sebbene circoscritta a un singolo caso, potrebbe ora essere invocata da altri tabaccai in situazioni simili. Più in generale, pone nuovi interrogativi sull’equilibrio tra il diritto all’uso di strumenti di pagamento elettronici da parte dei consumatori e la sostenibilità economica delle piccole attività commerciali soggette a margini imposti, come nel caso del monopolio di Stato.
Resta da vedere se la sentenza aprirà la strada a un intervento legislativo o a una nuova riflessione a livello governativo sull’obbligatorietà del Pos, almeno per alcune categorie merceologiche.
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