Calabria

Pino Cinquegrana: “Dove non siamo più: il lungo addio alla patria dell’identità”

Marc Augé, antropologo francese noto per la sua teoria dei “non-luoghi”, affronta il tema della nostalgia della patria perduta in relazione ai concetti di identità, memoria e modernità. La “patria perduta”, in Augé, non è soltanto un luogo fisico, ma soprattutto uno spazio della memoria e del senso di appartenenza, che viene messo in crisi nel mondo contemporaneo. Il non luogo, spazi, caratterizzati da transitorietà, mancanza di relazioni significative e assenza di storia. Ne parliamo con l’antropologo Pino Cinquegrana, tema a lui molto caro-

Cosa è il “non-luogo?

Questo temine è stato coniato dall’antropologo, etnologo, scrittore e filosofo francese’, scomparso qualche anno fa, Marc Augé. Nel suo saggio “Non-lieux. Introduction à une anthropologie de la modernité”, esplora il concetto di “nonluogo”, ovvero spazi che diventano sempre più diffusi nella società contemporanea. E, a sua volta, questi diventano risposta alla “perdita” di luogo, che ha bisogno di ritrovare un senso di appartenenza e identità che i nonluoghi non offrono.

Si può parlare, allora, di nostalgia del passato?

Secando Marc Augé quando parliamo del non-luogo, non è solo un sentimento legato al passato, ma anche una reazione alla modernità e alla sua frammentazione. Il “ritorno” non è quindi necessariamente un ritorno a un luogo delle radici, della consapevolezza, allo spazio fisico che richiama il tempo antico rintracciabile secondo un rivissuto, certe volte persino fiabesco, ma va inteso come il desiderio di ritrovare un senso di stabilità, identità e appartenenza che si percepisce come perduto. Per Marc Augé, la nostalgia della patria perduta non è solo un sentimento personale, ma un fenomeno antropologico che rivela la fragilità dell’identità nell’epoca contemporanea.

Marc Augé

Quindi cosa è la nostalgia per l’illustre studioso Marc Augé?

Augé sostiene che la nostalgia nasce quando l’identità individuale e collettiva è messa in discussione. In un mondo iper-moderno e globalizzato, i punti di riferimento tradizionali (luoghi, relazioni stabili, comunità) vengono erosi. La patria perduta diventa allora simbolo di un passato mitizzato, in cui si presume che l’identità fosse più solida.In sintesi, non è solo un sentimento legato al passato, ma una reazione alla società contemporanea e alla sua tendenza a creare spazi anonimi e privi di identità. È un desiderio di ritrovare un senso di appartenenza di un reale vissuto. È il desiderio del ritorno in un luogo fisico, il desiderio per un impossibile ritorno all’infanzia, in coerenza con l’immaturità quale affezione cronica e collettiva del nostro tempo (Cataluccio 2004). La nostalgia diviene, allora, una percezione ideologica, che potremmo chiamare, nostalgismo. Del resto, “non un luogo si cerca, nel desiderio del ritorno”, scriveva già Kant a proposito della nostalgia (das Heimwe).

Vito Teti

C’è bisogno di ritrovare il senso del tempo, al non luogo rispondere necessariamente con il luogo e memoria. Che ne pensa?

In realtà questo argomento da tempo è strutturato nei preziosi lavori dell’antropologo Vito Teti che sottolinea “i luoghi abbandonati non muoiono mai. Si solidificano nella dimensione della memoria di coloro che vi abitavano, fino a costituire un irriducibile elemento di identità. Vivono di una loro fisicità, di una loro corposa e materiale consistenza. Si alimentano di uno spessore doppio e riflesso. Pretendono non la fissità, ma al contrario il movimento, il percorso fisico e mentale di una loro continua riconquista. Nel contesto della postmodernità, la nostalgia della patria perduta assume anche un significato culturale più ampio: è una reazione all’eccesso di presente, alla sovrabbondanza di stimoli, e alla mancanza di prospettive future. Ci si rifugia così nel passato, anche se ricostruito miticamente, per cercare sicurezza.

Redazione

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