Intervista realizzata in collaborazione con Giovanni Menicocci
Accanto alla carriera cinematografica e televisiva, apparso in cast importanti, Fabrizio Borelli propone oggi al pubblico una nuova tappa della sua ricerca in fotografia, in questo caso con una forte propensione alla contaminazione.
Da qualche giorno è disponibile su Objkt.one, la piattaforma per collezionisti d’arte sulla blockchain Tezos, l’opera motion video “CONTAGION – metronomo zoppo / crippled metronome” – primo video della collezione CONTAGION NFT, originata dalle serie CONTAGION 2013 e CONTAGION 2022, trenta metafotografie su stampa giclée, dove Borelli propone l’encefalo umano come il segno distintivo della rappresentazione
Com’è nata l’idea di Contagion?
Nel flusso inarrestabile della vita le situazioni cambiano ininterrottamente e, quando qualcosa finisce o si interrompe, qualcos’altro può prendere il suo posto. È così che può aver luogo una contaminazione, buona o cattiva che sia. Questa è stata la prima riflessione da cui è nata l’opera. Poi c’era il desiderio di mescolanza tra codici, pratiche e materiali diversi. Infine l’urgenza di dare un senso narrativo al lavoro sulle immagini diagnostiche che avevo iniziato diversi anni prima, immagini che svelano il non visibile e la fragilità del corpo, la nostra natura materiale e, pur prive in sé di intenzionalità simbolica, ne sono veicolo. Immagini comprensibili oltre le barriere linguistiche, appartengono all’inconscio collettivo. Penso in particolare alla figura dell’encefalo che, nel caso di CONTAGION è l’essenza dell’individuo, della persona.
L’opera è una sequenza di trenta tavole, quindici della serie 2013 e quindici della serie 2022. Trenta metafotografie – stampate con tecnica giclée – che raccontano la storia di una comunità di individui, ordinata in una griglia ortogonale di venticinque “celle”, ciascuna raffigurata da un encefalo colorato, nella prima serie predominante il rosso primario. Improvvisamente e senza motivo apparente, alcuni individui scompaiono, minando l’equilibrio in essere. Nel susseguirsi delle tavole le celle vuote vengono occupate da encefali di un altro colore, il verde primario e, all’inverso, nella seconda serie.
PIENO / VUOTO in imprevedibile sequenza – DAL ROSSO AL VERDE E DAL VERDE AL ROSSO. È rappresentato un tempo ciclico, periodico, ineluttabile, l’eterno ritorno. È la storia di un’invasione, di una contaminazione, di un contagio? Non ho risposte.
Perché hai scelto lo strumento dell’NFT per veicolarlo?
Occorre una premessa. Lavoro con la fotografia dai primi anni ’70 e ho attraversato un lungo segmento dell’evoluzione delle tecniche e delle tecnologie in questo campo e penso che ogni progetto abbia il proprio processo e il proprio medium. Sulla scia dell’opera CONTAGION è stato concepito CONTAGION Project e realizzato, con GnMedia, un idle game geolocalizzato che avrebbe dovuto vivere un certo numero di stagioni: CONTAGION Hypercasual Multiplayer Experience, mutazione genetica dell’opera originale nel gaming. Alla fine di ogni stagione avrei prodotto una mini clip sonora che concepii, inizialmente, come un prequel, e cioè le clip dovevano evocare ciò che era prima della sequenza CONTAGION, ciò che l’aveva determinata, una specie di big bang. L’applicazione, per scelta artistica, ebbe una sola stagione ma io creai comunque alcune clip che finirono però con il non avere un destino appropriato, al massimo potevano andarsene a spasso nel web. Vengo alla risposta alla tua domanda: l’NFT, prima di tutto, risolve il problema della copia digitale, possono esistere infinite riproduzioni di un’opera, in qualsiasi estensione, ma esiste solo un NFT originale, dando così valore al concetto di unicità.
Ma la vera ragione della scelta di coniare le mie collezioni – perché sono più di una, CONTAGION_NFT è solo la prima – è affettiva, sta nel fatto che quegli oggetti immateriali non possono vivere in uno spazio fisico, un hard disk, una memoria portatile, hanno bisogno di uno spazio immateriale, ovvero l’universo digitale. Ora sento che queste opere hanno trovato finalmente una casa.
Pensi che la tecnologia, come l’intelligenza artificiale, possa arricchire l’arte o depauperarla?
Dipende. Se si fa strumento l’arricchisce, se diventa un sostituto la depaupera. L’arte generativa, dove l’opera è il prodotto di un sistema tecnologico autonomo – di questo si tratta – nasce negli anni ’80. La differenza con l’AI, semplificando molto, è che l’arte generativa storica è basata su regole logico-matematiche mentre l’arte con l’AI sfrutta l’apprendimento automatico su grandi dati. Comunque è richiesto un confronto creativo uomo-macchina, l’artista definisce i parametri, interpreta gli output, seleziona e adatta i risultati. A questo punto però devo precisare che le mie clip non hanno nulla a che vedere con l’AI, sono opere primitive, semplici montaggi di immagini e suoni.
Tu hai una lunga esperienza come regista e direttore della fotografia. Come questa tua esperienza ha influito sul tuo lavoro di artista?
Come fotografo ho iniziato da piccolo, come regista la carriera è lunghissima, come direttore della fotografia un po’ meno. La definizione di artista mi imbarazza sempre un po’, è come dare per scontato che ciò che produco sia carico di significato estetico, critico, culturale, preferisco pensarmi maker. La mia esperienza, in generale, mi ha aiutato a essere regista di processi creativi. In ogni singolo percorso ho appreso qualcosa. La fotografia, still e motion, mi ha dato il senso della luce e della composizione, il montaggio il senso del ritmo che non ha mai fretta ma varia le velocità, la regia televisiva – migliaia di ore in studio, on the road, set virtuale – mi ha dato una buona comprensione dei processi creativi, delegati e autonomi. Questo aspetto è importante perché lavoro prevalentemente per progetti.
Un altro tuo lavoro è BRAINING GIOCO DI CARTE. Di cosa si tratta?
BRAINING gioco di carte, 2023, è un gioco inventato e realizzato insieme con Maria Italia Zacheo, architetta e storica dell’arte, curatrice dei miei progetti, fan del gioco della vita e delle carte. Abbiamo ripreso la figura dell’encefalo e ne abbiamo fatto un unico seme per un mazzo da cinquanta carte, da uno a dieci, in cinque colori. Per il retro Maria Italia ha scritto un calembour che fa riferimento al Feng Shui, antica disciplina cinese. Ispira il calembour la relazione tra le cinque energie -Acqua, Legno, Fuoco, Terra, Metallo – e i colori corrispondenti – blu, verde, rosso, giallo, grigio – distinguono i cinque semi. Ho stampato le sei matrici delle carte – i cinque colori più il retro – su fogli fine art e le ho tinte con cera d’api e pigmenti, una pratica che adotto spesso nella mia vita analogica. Ne è uscita una serie di cinque tavole, i colori, abbinate a una sesta, il retro. Abbiamo prodotto delle cartelle a tiratura limitata e stampato dei mazzi, da cinquanta carte. Si possono giocare delle varianti del domino, della briscola, della scopa e, volendo, del traversone.
Puoi anticiparci qualcosa dei prossimi progetti?
Lavoro a diversi progetti, alcuni a un buon grado di realizzazione, altri solo programmati, altri vagheggiati. Oltre che la creazione di nuove clip della collezione CONTAGION_NFT, sto lavorando ad altre collezioni che hanno in comune l’adozione di un concept narrativo. Continuo a praticare la fotografia tradizionale, sia analogica che digitale. In questo campo, in ordine di tempo, il primo progetto che dovrei portare a conclusione è Il visibile e l’ombra, fotografia e parole, che tratta la violenza interpersonale, ne ho presentato il teaser al MIAF a Milano quest’anno. Sono ritratti, travisati e no, parole dette durante le testimonianze, come confessioni. Un’ennesima riflessione sulla persona umana. Già nel 2010 avevo affrontato la questione con l’opera BURNING OUT, installazione presentata nella collettiva Stop all’abuso sulle donne, al Museo delle Mura a Roma catalogo Gangemi, e, successivamente, nella galleria D’Imperio per Matera Capitale Europea della Cultura. Poi ho intenzione di allontanarmi, per un po’ dalla close- up photography, ma di questo ne parleremo in un’altra occasione. Grazie.
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