Campania

Campi Flegrei, Tozzi al Corriere della Sera: «È una pentola a pressione, i cittadini dovrebbero solo andare via»

Il geologo Mario Tozzi al Corriere della Sera: «Rischio elevatissimo, la vera prevenzione è l’abbandono graduale dell’area»

«I cittadini flegrei vivono su una pentola a pressione e dovrebbero solo andare via». È il messaggio, netto e allarmante, che Mario Tozzi, geologo e primo ricercatore del Cnr, ha ribadito in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera all’indomani del terremoto di magnitudo 4.6 registrato martedì 25 giugno al largo di Bacoli. «Non cambia lo scenario. La zona rientra nella grande caldera dei Campi Flegrei. I terremoti possono verificarsi ovunque, e ce ne saranno altri, anche più forti. Questa è l’unica certezza che abbiamo», ha affermato Tozzi.

Secondo lo scienziato, che da tempo solleva interrogativi sulla tenuta del territorio, non ci sono alternative realistiche: «Ci saranno altri terremoti e, quando la magnitudo arriva a 5, i palazzi crollano. E prima o poi ci sarà un’eruzione. Quando, non possiamo saperlo. Ma un atteggiamento rassicurante è pericoloso».

Nel mirino anche l’atteggiamento di chi, a livello locale, continua a parlare di “convivenza” con il bradisismo. «Credo che in quella zona non bisognerebbe abitare. Bisogna incentivare i residenti ad allontanarsi progressivamente. L’area flegrea dovrebbe diventare un grande parco naturale, una meta turistica e culturale, ma non può più essere un luogo di insediamenti stabili sul supervulcano».

Critico anche sul programma di rigenerazione urbana di Bagnoli, che prevede nuove abitazioni e la creazione di un quartiere residenziale di alta qualità: «Una follia, per me. A Bagnoli bisognerebbe ampliare la Città della Scienza e creare un grande parco».

Diversa l’opinione sull’ipotesi di ospitare lì i villaggi della Coppa America: «È un’operazione temporanea, dunque fattibile. Ho qualche perplessità sui benefici economici reali di questi eventi, ma compatibilmente con i rischi, si può fare».

Tozzi non si pronuncia su una eventuale evacuazione immediata — «ci sono i piani della Protezione Civile» — ma denuncia l’assenza di una vera consapevolezza del rischio: «Non la vedo né nei cittadini né negli amministratori. Le esercitazioni sono state poche e spesso deserte. Gli uni e gli altri possono dire di aver fatto tutto per limitare i rischi? A me sembra non sia stato fatto nulla. La priorità ora è mettere in sicurezza gli edifici».

Ai cittadini Tozzi consiglia azioni concrete, come la verifica della sicurezza delle abitazioni e l’installazione di sistemi di rinforzo strutturale: «Catene in ferro sui muri, come travi esterne. In quanti lo hanno fatto? Spero più di quelli che immagino».

Infine, l’ipotesi avanzata dalla geofisica Tiziana Vanorio di ridurre le scosse prelevando acqua dai pozzi per abbassare la pressione sotterranea: «Non conosco evidenze scientifiche a supporto. Se si tratta solo di fluidi, potrebbe avere senso, ma se è il magma stesso a spingere verso l’alto, è tutta un’altra storia. E in quel caso, potremmo arrivare a un’eruzione».

Resta dunque aperta la domanda finale: anche se i segnali di un’eruzione venissero rilevati per tempo, «siamo davvero pronti per un esodo o per un’evacuazione? Io temo di no», conclude Tozzi.

(Fonte: Corriere della Sera, intervista a Mario Tozzi)

Redazione

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