Un primo importante riconoscimento dopo la scomparsa (28 febbraio 2024) all’artista vibonese con una mostra antologica. Si è svolta a Milano dal 28 al I giugno nella prestigiosa sede di Villa Scheibler. Città dove ha vissuto e sua seconda patria a Nino Forestieri è stato dedicato anche un libro-catalogo dove si racconta l’itinerario estetico e la sua personalità. L’organizzazione è stata curata dall’associazione culturale “Noesis” e dal Comune di Milano (Municipio 8) grazie all’impegno della consorte Antonietta Brancia.
Milano è stata la sua seconda patria dopo Vibo con le sue radici ben piantate a Rombiolo. E Milano ha commemorato l’artista con una mostra antologica in una sede prestigiosa, Villa Scheibler. Il titolo “Nino Forestieri Maestro del Novecento” scolpisce la storia di questo artista. Circa 30 opere esposte: dalla pittura alla scultura, con bozzetti, disegni e medaglie in un excursus per raccontare quella che è stata la sua vena creativa e il multiforme linguaggio che è riuscito ad esprimere fin dalla sua giovane età. All’artista vibonese (nato nel 1940 e scomparso il 28 febbraio del 2024) è stato dedicato anche un libro-catologo in cui si racconta il suo percorso artistico (con diversi contributi). A curare il progetto della mostra l’associazione culturale “Noesis”, con la collaborazione del Comune di Milano (Municipio 8, presidente Giulia Pelucchi) e l’impegno della consorte Antonietta Brancia.
L’inaugurazione si è svolta il 28 maggio con interventi dello storico e archeologo Ermanno Arslam e della presidente dell’associazione “Noesis”, Roberta Agretti. Le opere sono state esposte nell’ex chiesetta di Villa Scheibler nei giorni che vanno dal 29 maggio al primo giugno.
Nino Forestieri è stato uno dei più significativi artisti che ha varcato i confini della Calabria fin dagli anni ’70 approdando a Milano. La sua arte si porta dentro come un DNA le sue origini. Oltre a trasfigurare passioni, sentimenti ed emozioni, ha denunciato le ingiustizie sociali che hanno generato una umanità emarginata e oppressa. Motivo dominante delle sue opere il mondo contadino, facendo emergere la condizione esistenziale e sociale dei più umili. In questa operazione etica ed estetica ha coniugato mito, poesia, storia e politica, focalizzando l’attenzione sulla sofferenza e la disperata ricerca della libertà e della giustizia. I nuovi capri espiatori sono le donne, i bambini, i contadini, sacrificati per la bramosia dei piccoli e grandi prepotenti accecati dal materialismo e dal desiderio di dominare, sedotti dal male e dalla malvagità, come si può constatare tuttora sulla scena mediatica contemporanea.
Osservando le sue opere (dipinti, sculture, disegni) utilizzando le diverse tecniche espressive e figurative, si coglie la tesa ricerca per ridefinire il linguaggio artistico attraverso le diverse esperienze e con un’assoluta padronanza tecnica. I messaggi sociali, umani e culturali che emergono dalle sue opere rivelano uno stile anticonformista, controcorrente con una vena ribelle: consustanziali, non solo all’artista ma anche all’uomo nell’atto di interrogare la storia e coloro che la determinano.
Artista fuori dagli schemi, fedele ai suoi principi che affondano le radici nella lotta per la dignità dell’essere umano, Forestieri è stato sempre coerente e generoso, al di fuori di ogni coro mediatico. Ha vissuto quasi in disparte anche se amava la convivialità. Infatti non amava i palcoscenici mediatici ma ha fatto urlare la sua arte rievocando la storia segreta del mondo e dell’umanità con immagini cariche di una sacralità e di una spiritualità laiche, spogliate dalle sovrastrutture confessionali o retoricamente strumentali sotto il profilo politico. Le sue figure prefigurano una storia che ancora deve essere dissotterrata. Ha colto in profondità le strutture archetipali restituendo la nudità ai testimoni più umili dell’umanità, impastando simbolismo e realismo.
Fondamentalmente la sua esperienza artistica ed estetica ancora deve essere indagata in profondità e reinterpretata per la sua carica simbolica ed evocativa, nel cui substrato è nascosta una matrice potentemente antropologica, ponendosi anche al di fuori della stessa storia, per ricercare un tempo fuori dal tempo, attraverso il ricorso al mito, istanza remota dell’anima e dello spirito originario e creativo che si rigenera attraverso la sensibilità estetica e il linguaggio creativo.
L’arte realizzata da questo artista nell’inquieto viaggio compiuto, ha prefigurato lo scenario geopolitico che si sta presentando. Come una tempesta che agita il mare depositando l’immondizia, stanno emergendo gli inganni e le oscurità che hanno contrassegnato gli anni che vanno dagli anni ‘70 fino ai giorni nostri. Pier Paolo Pasolini (Scritti corsari e Lettere luterane) aveva denunciato i nuovi totalitarismi con l’ideologia dei consumi e la mutazione antropologica che stavano svuotando l’anima della Repubblica e della società italiana. Nino ha scelto di trasferirsi a Milano proprio 50 anni addietro, quando il grande intellettuale, poeta e regista è stato assassinato, non certo per questioni legate alla sua omosessualità come ci hanno raccontato i media, ma perché aveva avuto il coraggio di denunciare pubblicamente (si legga su il Corriere della Sera, “Cos’è questo golpe? Io so” 14 novembre 1974) chi erano i presunti responsabili delle stragi che hanno funestato quegli anni con la strategia del terrore (piazza della Fontana, 12 dicembre 1969; piazza della Loggia, 28 maggio 1974; Italicus, 4 agosto 1974) e l’uccisione di Enrico Mattei (27 ottobre 1962) nella sua opera incompiuta e edita postuma, Petrolio.
Diventa importante, pertanto, poter offrire anche alla Calabria e alla sua patria di origine, la possibilità di rileggere la sintassi creativa del suo percorso alla luce di una visione capace di comprendere il disegno non più occulto che è stato messo in atto dai poteri dominanti. In questo senso, deve essere riconosciuto all’allora delegato alla Cultura Annunciato Larosa che ha organizzato con il patrocinio dell’Amministrazione comunale (sotto il mandato di Mario Ferraro come sindaco), nel 2006, la prima mostra antologica che Rombiolo tributava a Nino Forestieri in vita. Va ricordato inoltre il premio artistico e letterario “Il Telaio” nella Sala consiliare del Comune di Rombiolo (dove sono esposte una serie di sculture realizzate con la tecnica raku) nell’agosto del 2011. Nell’occasione Nino Forestieri di fronte alla comunità a cui si è ispirato in tante opere, nonostante le sue precarie condizioni di salute, ha avuto modo di improvvisare una lectio magistralis partendo dall’arte ma allargando gli orizzonti dando prova di una cultura ad ampio raggio e rispolverando la lingua madre, il dialetto, coerente con la sua estetica delle origini.
Nella copertina del libro-catalogo, donato ai molti visitatori della mostra, si scopre che la grande passione artistica di Nino Forestieri era legata alla sua famiglia di origine dedita “a ogni tipo di lavoro manuale-artistico, con una predilezione nel campo musicale, che si riscontra in molti dei suoi quadri, dove si possono vedere strumenti musicali arcaici e personaggi mitici”. E nel breve ma intenso ritratto si mette in luce che “Nino è stata una persona generosa, idealista e fine intellettuale, sempre aperto a tutte le esperienze: dalla strada al museo, dal salotto alla chiesa, ovunque potesse raccogliere humus per le sue opere. La sua generosità la esprimeva con tutti, tranne che con sé stesso. Nei suoi occhi c’era carica vitale insieme a dolcezza e mitezza. Poeta dai versi brevi, ma dolcissimi. Spirito libero, legato, comunque, saldamente alle sue radici. Nel suo percorso artistico ha sempre cercato un trait-d’union tra le sue due culture: nord-sud. È stato maestro anche per tanti giovani”.
A coronamento di questo ritratto, anche dei versi concepiti il 28 maggio (giorno dell’inaugurazione della mostra) da un amico di famiglia, Giuseppe Rota, come racconta la lirica che ne svela l’occasione con un linguaggio spontaneo e immediato:
Dalla foto sul comò mi guardi
Un bel viso hai, una folta barba
occhi profondi ed in testa un basco.
Disegnavi sempre, modellavi pure.
Quanti ricordi, coronati da risate
Sapienti battute e lunghe bevute.
Poca importanza ai tuoi lavori davi
agli amici, ai tuoi cari, sovente li donavi.
Generoso a tutto tondo
Spargevi i tuoi semi in tutto il mondo.
Orgoglioso dei tuoi natali calabresi
A Milano li proponevi in genesi e antitesi
Ora I tuoi lavori, in bella mostra
Omaggiano un artista competente,
Tenendoti legato alla tua gente.
(Giuseppe Rota, Milano, 28/05/2025)
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