I libri sulla storia dell’emigrazione in America dell’antropologo Pino Cinquegrana e del giornalista Nicola Pirone presenti al museo dell’emigrazione di Ellis Island
I paesi di Calabria di fine Ottocento ed inizio Novecento sono ancora con poche strade, inesistenza di reti fognarie e scarsa illuminazione. Le immondizie rimangono sulla pubblica strada fin quando la buona volontà degli abitanti le rimuova in occasione di processioni e di feste. Le case di contadini e piccoli artigiani, per lo più mono e bilocali, sono prive di comodità di spazi diversi dove cucinare, mangiare e dormire. A sera, per cucinare ervi stranghiati (erbe di campo soffritte con mollica, aglio, olio d’oliva e peperoncino); si cucinava davanti all’uscio nella tiana (vaso per terracotta usato per cucinare sul tripode) e, alla tarda, si svuotavano per strada i rinali. Le terre, quasi tutte appartengono a baroni e marchesi, che danno in fitto a quanti devono nella sventura devono guardarsi dal brigantaggio di campagna e dall’abigeato. I signori ci tengono sotto i piedi… ci trattano come besti… loro si preoccupano di mangiare bene e dormire… non ci vengono neppure vicini e il solo modo di andare vicino a loro è di portare qualcosa allora sono tutti sorrisi e accoglienza. Per non fare fuggire tanta manovalanza a basso prezzo, la legge del 25 maggio 1876 chiudeva ogni speranza ai contadini di potere emigrare, fuggire da un padrone chi no si gurda mai (mai è contento del lavoro fatto). L’emigrazione, di cui poco interessa alla politica nazionale di questo periodo, fu l’unica possibilità di fuga a tanta miseria: l’unica forma di ribellione alla violenza e al sopruso fisico, ai rapporti di soggezione personale, umiliante e gravosa, che le masse rurali vivono nei confronti del proprietario.
Chi clandestinamente era riuscito ad attraversare l’Oceano, faceva giungere al paese notizie di un altrove che dava in cambio ottimi salari e si potevano risparmiare, in un anno, persino mille lire. Ellis Island era lo spazio sospeso tra la fame e l’abbondanza. Storie di uomini, donne e adolescenti le cui storie sono raccontate dall’antropologo Pino Cinquegrana e dal giornalista Nicola Pirone nelle opere “Il sogno americano”, storia, costumi, società e legislazione, linguaggi museali che in questi giorni sono stati presentati, dopo il bellissimo museo di Philadelphia, in quello di Ellis Islad da dove è passata tutta la disperazione e la fame di contadini e artigiani, di analfabeti e musicisti che sull’isola delle lacrime hanno avuto modo di essere chiamati mericani. Storie divenute cinematografia e romanzi d’appendice come si racconta nei volumi di Cinquegrana e Pirone che da oggi sono all’interno del museo dell’emigrazione di Ellis Island. Il prezioso volume vede l’introduzione del noto giornalista Pino Nano e ha fatto il giro del Mondo.
PERUGIA – L’artigianato come chiave di lettura della relazione tra persone, oggetti e memoria. È…
Arriva ad Ancona, dopo il successo nelle principali città italiane, dalla Campania all’Abruzzo, uno dei…
«La sanità della Valnerina inizia una nuova vita». Con queste parole la sindaca di Monteleone…
Quando si organizza un viaggio di gruppo, un trasferimento aeroportuale o uno spostamento aziendale, comfort…
La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che chiede il ritiro…
Trento Sotterranea rappresenta un lato affascinante e poco conosciuto della città, un viaggio tra archeologia,…