Economia

Rottamazione quater: ultima chiamata il 30 aprile. In arrivo la “quinquies” per i debiti fino al 2023

Scade il 30 aprile la possibilità di chiedere la riammissione alla rottamazione quater, destinata a chi ha debiti con l’Agenzia delle Entrate. Ma per i contribuenti in difficoltà potrebbe aprirsi a breve una nuova finestra: quella della rottamazione quinquies, attualmente prevista in un disegno di legge all’esame del Senato.

Riscossione difficile, si pensa a una nuova sanatoria

La nuova misura riguarderebbe i debiti risultanti dai carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Il testo, salvo modifiche, prevede un allungamento del piano di rateizzazione fino a un massimo di 120 rate mensili di pari importo, con la possibilità di saltare fino a otto rate senza perdere il beneficio della definizione agevolata.

Tuttavia, come evidenziato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, la mancanza di tempi tecnici certi impone una revisione delle scadenze attualmente previste: risposta di accettazione entro il 30 giugno e primo pagamento entro il 31 luglio 2025.

Il nodo dei crediti difficilmente esigibili

Il motivo alla base di questa nuova sanatoria è la difficoltà cronica nel recuperare i crediti fiscali. Secondo i dati più recenti, al 31 marzo 2024 il cosiddetto “magazzino” della riscossione ammontava a 1.232,5 miliardi di euro. Di questi, una quota consistente è considerata difficilmente recuperabile: 148,7 miliardi da soggetti in procedure concorsuali, 207,3 miliardi da persone decedute o imprese cessate, e 137,9 miliardi da contribuenti nullatenenti. Per altri 97,5 miliardi l’attività di recupero è sospesa da provvedimenti specifici.

Rottamazione quater: un bilancio parziale

La rottamazione quater ha coinvolto circa un milione di contribuenti e 5,3 milioni tra cartelle esattoriali e avvisi di addebito, per un valore lordo (comprensivo di sanzioni) pari a 18 miliardi di euro. Lo ha riferito Antonio Pone, direttore generale vicario dell’Inps, in una recente audizione al Senato. Al netto delle sanzioni, se tutti aderissero, la riscossione attesa ammonterebbe a circa 13 miliardi. Di questi, finora ne è stato incassato solo il 22%, in attesa delle rate previste per il 2025, 2026 e 2027.

Redazione

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