Una scala per salire lassù .. in cielo
( 17-08-19L.633/41 Proprietà Intellettiva Riservata )
Di Vincenzo Calafiore
15 Aprile 2025 Udine
“ …. mai così è stata bella un’alba
come questa, il sole sembrò liquefarsi
sul mare così fino al monte sopra tutte
le cose.
L’acqua appena increspata come la pelle
di una donna, raggiunge piano la riva,
c’è silenzio e si odono gli echi
del cuore … come la pioggia sui vetri,
come il vento tra i canneti il pensiero va lontano
come un soffio.
Poco più avanti il mare durante la notte ha
lasciato qualcosa che rassomiglia alla vita,
quella che inutilmente cerchiamo senza trovare! “
Anthimos.
Vincenzo Calafiore
“ E’ un tramandare il fruscio dei giorni, raccontare l’orizzonte, diceva Anthimos. Ci sono soltanto due modi di guardare l’orizzonte, seduti con le ginocchia appoggiate al petto e chiudere gli occhi per immaginare che è possibile vivere di poco, e di tante emozioni, o all’impiedi cercando di contenerlo nelle mani.
Si potrebbe pensare che uomini che vivono a questa maniera siano privi di concretezza, e vivono bordeggiando l’orizzonte o ai bordi dell’orizzonte.
Ma che senso ha una vita concreta se poi è gelida e priva di fantasia, poesia?
Forse guardare Anthimos è guardare il limite, l’oltre l’orizzonte.
Ma si potrebbe guardare a noi dall’opposto di Anthimos, dal bordo estremo dell’orizzonte, dal limite del nulla che l’orizzonte rappresenta visto dalla concretezza.
Anthimos è un tramandare il fruscio del cuore all’orizzonte “
Una volta mi piaceva incontrando qualcuno sulla spiaggia parlargli del mare. Dico così … una volta.
Non sono vecchio, è solo che non credo più a quelli che non vivono a Oceano-Mare e tutto mi sembra lontano distante.
Ho cominciato a non amare più la gente da quando ho visto la facilità con cui elimina e tradisce, a me non va bene, e così ho cominciato ad amare il mare.
In qualche luogo lontano da qui accadono cose che io non potrei mai accettare, non ci sono dialoghi, non ci sono messaggi come un ciao; se dovessi mandare un messaggio, lo manderei solo al mare.
I pesci sono meglio di noi, a loro basta guardarsi per parlare!
Noi parliamo con parole vuote di significato, sono solo un rumore avvolte pure assordante, e dentro quelle parole non c’è davvero niente, sono parole dette così una dietro l’altra, mentre si sta pensando a un’altra cosa.
Ritorno sempre alla sera, quando tutto intorno è buio, mi siedo e ascolto, il mare parla e lo fa in una maniera diversa.
C’è stata burrasca questa notte, le onde erano arrabbiate, sono arrivate appena a un metro dalla mia baracca, non ho dormito, ho avuto paura che il mare se la portasse via.
Alcune porte da cui entravo in altri mondi sono sparite, non ci sono più, adesso tutto cambierà se non le trovo da qualche parte nella spiaggia.
C’è un arcobaleno bellissimo.
Una volta in un sogno o ero davvero lì, non lo davvero, risalendo l’arcobaleno ho raggiunto il cielo e sono ridisceso dall’altra parte del mondo in un posto bellissimo pieno di tanti colori caldi, di tinte forti. Era un mondo pieno di bambini felici.
I bambini del mondo fuori e lontano da “ Oceano-Mare “ sono figli che faranno lo stesso lavoro del padre, sono bambini che non sono felici, ecco perché è un mondo infelice, non ci sono bambini!
“ Appena oltre la duna di sabbia fine e dorata c’è il pianoro di porte. La baracca è lontana più di quanto si possa pensare.
In un piccolo spazio tra le porte e la baracca ci sono dei remi colorati conficcati nella sabbia sono il segnale per gli angeli è così che riconoscono il posto dove vive Anthimos, vengono solo di notte, scendono dal cielo per accompagnare una stella che va a morire da qualche parte oltre l’orizzonte.
L’interno della baracca è pieno di tante cose portate dal mare.
Ci sono fotografie di donne la cui bellezza è qualcosa di irraggiungibile, e conchiglie appese a un filo al soffitto, suonano quando passano vicino gli angeli.
C’è una cosa che Anthimos custodisce gelosamente. L’ha trovata un tempo che non ricorda più, quando era andato in riva al mare al tramonto, per ascoltare ciò che gli raccontava il vento.
E’ una cosa che nessuno ha visto: il suo diario dentro una scatola di metallo. Sembra provenire da un’altra epoca, scritto da un’altra persona, e quando lo legge gli sembra di conoscere quella persona.
Di tanto in tanto lo legge, sfoglia le pagine piano, legge e impara un’altra filosofia di vita, uguale alla sua. Ha capito dalle cose che ha scritto che quella persona è stata anche lui sfortunato come lui, ma è riuscito a difendere la sua dignità, a diventare un uomo con una sola parola, ma ha anche capito che la sfortuna la si può vincere con la poesia e la fantasia.
Ora i suoi capelli sono grigi. La barba un po’ trascurata maschera i lineamenti incerti di un uomo con una vita mancata, che ha passato troppo tempo sulla riva della sua vita pensando più agli inevitabili ritorni che alle pochissime partenze.
Anthimos non ha mai visto un angelo, ma sa di averlo sfiorato dentro la sua baracca immersa nella solitudine. Gli succede, adesso, di raccogliere pezzi di vetro di tutti i colori; sa che ognuno di essi ha avuto una storia compiuta in un’altra vita.
Se qualcuno lo dovesse di notte incontrarlo sulla spiaggia potrebbe anche scambiarlo per un angelo caduto a terra; non è così. Ma nessuno mai potrà impedire a un altro di coltivare una sua propria visione e memoria concentrata nel ricordare i luoghi e le persone verso cui andare!
La scala verso il cielo, per risalire il cielo è un luogo imprecisato, per imparare a guardare oltre, per imparare ad ascoltare altre voci.
Per imparare a riconoscere anche quello che a volte non sembra esserci, o quello che sembra essere niente e invece è tutto.
E’ una vita diversa. O è una visione diversa, magari è una poesia che a solo recitarla trascina in un qualcosa che è accaduto e non ce ne siamo accorti: è un Amarti !
Io non so come amarti,
forse non ho mai saputo amare.
Oltre ciò c’è
il mio insolito pensiero: Amarti !
Amarti così come so.
Forse per te è poco o nulla
ma che importanza ha il poco o tanto?
L’amore non ha forma né tempo
è l’infinito è l’inconscio.
Io sì, ti cerco
non so perché, e ti vengo a cercare ….
E’ di te che ho bisogno
per sentirmi uomo,
grande o piccolo
quando mi guardo allo specchio
a chiedermi perché t’amo
e rispondono gli occhi.
Vincenzo Calafiore
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